per ragazzi di 11/14 anni

piccola mappa delle paure

illustrazioni di sonia zucchini
pelledoca editore | 96 pagine | euro 18,00
prima edizione settembre 2017
isbn 978883279004

una volta c’era un tipo che di notte aveva paura del buio e di giorno paura della luce del sole; aveva paura della folla e paura della solitudine; aveva paura di amare e paura di odiare; paura del vuoto e paura degli spazi chiusi; paura dell’acqua e paura del sangue... talmente di tutto aveva paura, che evitando ogni cosa, alla fine non gli restò più niente di cui aver paura e provò per un attimo il brivido di non aver paura di nulla.

ventuno protagonisti, ragazzi e ragazze, ventuno racconti, venti paure più il coraggio di avere paura
paura del buio
< viveva, lassù, un tipo che se ne stava al buio.

al buio davvero, voglio dire, non in penombra o nell’oscurità. al buio sempre, non soltanto dopo la mezzanotte. buio pesto, denso, avvolgente, buio e basta, senza stelle nel cielo né un lumino pur fioco in lontananza. buio senza ombre, di giorno e di notte, di notte e di giorno. in estate e in inverno. buio al caldo e buio al freddo.

da sempre viveva così, quel tipo, senza lamentarsene affatto.

gli oggetti, in quel buio fitto e impenetrabile, se ne stavano rigorosamente ognuno al proprio posto, nell’attesa di essere afferrati, utilizzati e poi riposti in perfetto ordine, che vien persino da sorridere al pensiero che tenere le cose in ordine al buio serva davvero a qualcosa.

buio, insomma, buio soltanto, buio e nulla più.

passò un tal giorno, nel buio, una ragazza di nome arianna. cosa ci facesse e come ci fosse arrivata, lassù, non si sa, né nell’oscurità era possibile intuirne la provenienza o la direzione, il taglio del vestito, l’altezza o l’età, il colore degli occhi e dei capelli o un’espressione e un sorriso appena accennato. dalla voce, però, si capiva che di una ragazza si trattava.

«non hai paura del buio?!» chiese per prima cosa, cercando non so come di incrociarne lo sguardo, per guardare il tipo fisso negli occhi, come nei casi delle domande importanti.

«buio? – borbottò lui, con tono pensieroso – non saprei.»

«cos’è il buio?» si domandò e le domandò.

la sorpresa avvinghiò arianna in un brivido: che un tipo da sempre vissuto nel buio non sapesse cosa fosse il buio era qualcosa di inaspettato e difficile da immaginare. come se un pesce non sapesse cos’è l’acqua, o un uccello cos’è l’aria o una nuvola... ma il tono tranquillo, la voce calda e la pacatezza delle parole lasciavano intuire che non scherzava affatto.

«il buio! – insistette arianna – non vedi che è buio dappertutto? quassù non c’è altro che buio, buio soltanto, buio ogni dove, buio denso, buio pesante, buio opprimente, buio asfissiante, come fai a non accorgertene?»

seguirono alcuni secondi di silenzio, perfetto come era perfetto il buio.

«in realtà non vedo niente...» ribatté lui, quasi sottovoce. e certo non gli si poteva dar torto, con tutto quel buio intorno.

il dialogo terminò in quell’istante, quasi inghiottito pure lui dal nero. arianna salutò con una smorfia a metà tra il sorriso e il ghigno e se ne andò nel buio, non si sa se proseguendo il cammino o ritornando da dove era arrivata; il tipo rimase come da sempre lassù nel suo nero assoluto.

qualcosa, però, si era insinuato nei suoi pensieri e non tardò a riaffiorare poco prima di prendere sonno.

«il buio – pensava – cosa sarà mai questo buio...?» un brivido di paura lo avvolse e la notte, quella notte, trascorse più lunga e più buia del solito. >

© andrea valente