e che sia un anno da ricordare!

questo racconto è tratto dal libro canzoni senza musica

la pecora nera

quando entrò nell’aula, l’emozione le aveva riempito le vene e le arterie e stava circolando nel suo corpo, raggiungendo i capillari più lontani al ritmo veloce del cuore, che batteva, emozionato pure lui. capita, quando l’aula è nuova, i compagni sono nuovi, ogni centimetro intorno ha un che di inesplorato.

prese posto in un banco là dietro, senza dare troppo nell’occhio, con il rischio di sentirsi esclusa, ma con il vantaggio di evitare qualsiasi rossore, come spesso le accadeva in caso di approcci con sconosciuti. il fatto che non dare nell’occhio potesse essere comunque inteso come un modo di farsi notare non lo prese nemmeno in considerazione.

erano tutti nuovi anche tra loro, i suoi nuovi compagni. ognuno lo era a modo proprio, tuttavia pareva che si conoscessero da quel dì. uno sguardo era per loro sufficiente e l’amicizia prendeva il via. i discorsi rimbalzavano dalla musica al pallone, e infilarcisi pareva assai semplice, ma lei rimase in disparte a osservare. avrebbe avuto tutto il tempo durante l’anno per dire la sua.

uno era alto e l’altra no, una era biondissima e la invidiava un po’, l’altro ignorava l’uso del pettine e lasciava che un cappello da baseball coprisse quella sterpaglia.

chi stava bene con la camicia a righe, chi con una maglietta stampata; uno era fatto per indossare i blue jeans, una preferiva la gonna. di qua due scarpe da tennis piuttosto lise, di là un accenno di tacco o uno stivale. zaini, tracolle, borse.

tutti diversi tra loro, i nuovi compagni, al punto da apparire tutti uguali.

al termine della mattinata un rapido saluto, per rivedersi l’indomani vestiti chissà come, per raccontarsi chissà cosa. lei ricambiò i saluti e si incamminò verso casa, pensando a quel primo giorno di scuola.

parevano simpatici un po’ tutti.

ma non ce n’era uno che spiccasse, che rompesse uno schema, che ingarbugliasse le cose. nessuno era troppo alto, troppo bello, troppo strano, troppo chiassoso, troppo tranquillo, troppo nulla. mancava qualcosa, a quella sua nuova classe, che potesse rendere l’anno che iniziava un anno che tutti avrebbero ricordato. mancava la classica pecora nera, che tutti dicono esserci in ogni gregge, e invece a studiare la sua classe bisognava ammettere che...

d’un tratto si fermò, si guardò la punta dei piedi, poi si specchiò in qualche modo in una vetrina e sorrise.

vorrà dire che la pecora nera quell’anno sarebbe stata lei. andando per esclusione, se non era nessuno degli altri evidentemente non poteva che essere così, e la scoperta tornò a far circolare l’emozione nelle sue vene e il cuore a pulsare in fretta per spingerla fino ai capillari lontani. non lo avrebbe mai immaginato che sarebbe potuta essere la pecora nera di qualcosa, nemmeno della propria famiglia. non lo avrebbe mai pensato, di essere in effetti una pecora nera, eppure...

quell’anno, ormai ne era certa, sarebbe stato uno di quelli che non finiscono mai.

l’indomani, a scuola, arrivò prima di tutti gli altri.

© andrea valente