era il 30 di novembre del 1609 e per la prima volta galileo galilei osservò la luna attraverso le lenti del suo cannocchiale...

questo racconto è tratto dal libro guarda che luna

guarda saturno

quel marpione di un galileo, per muovere qualcosa nell’animo di questa o quella figliola, la accompagnava sul far della sera in riva all’arno e, in uno slancio di romanticismo, le mostrava la luna in cielo, in tutta la sua bellezza.

una sera, tanto per cambiare un po’, invitò la lei di turno ad ammirare marte.

«qual è marte?!» domandò lei, con lo sguardo perso tra le miriadi di astri.

galileo, che già era galileo, ma ancora non sapeva di essere il galileo che oggi noi tutti studiamo, non senza imbarazzo disse boh.

l’atmosfera si smontò in un istante. lei chiese di essere ricondotta a casa, lui passò la serata al bar e capirai che allegria.

fu in quell’istante che galileo stabilì il proprio piano di studi universitari e anche più: avrebbe imparato ogni cosa sul cielo e quel che ne consegue: stelle, pianeti, meteore, satelliti, mosche zanzare, cirrocumuli e nembostrati.

una decina di anni dopo, galileo, dottore magnifico in scienze astrali, si ripresentò con un mazzo di fiori alla porta della bella di quella sera ormai lontana.

la invitò nuovamente a far quattro passi in sua compagnia e, nel mezzo delle chiacchiere, come se si parlasse del più e del meno, riprovò:

«guarda marte!»

«qual è marte?!» domandò lei con le stesse, medesime parole di allora, dimostrando che gli anni, evidentemente, non erano passati.

galileo, che adesso conosceva ogni cosa, sorrise soddisfatto:

«quello lì! – e indicò un lumino nel cielo – ho studiato! so tutto!»

«e – continuò – guarda giove!»

«qual è giove?!» domandò lei di nuovo.

«quello lì!!!»

la stessa storia si ripeté con venere e mercurio, ma galileo non andò oltre. accompagnò nuovamente la donzella a casa e questa volta al bar ci andò soddisfatto.

quella notte galileo scrisse il suo breve ma incisivo trattato sulla conquista dei cuori altrui, badando bene di non dimenticare il paragrafo su saturno.

mai – suggerì – indicare saturno a donna alcuna, pur bella e bramata.

ché saturno – continuò – ha gli anelli... e quando donna sente parlare di anelli...

la sera seguente, in riva all’arno con una splendida figliola, galileo non sfoggiò la sua scienza, ma si limitò a lasciarle ammirare la luna lassù, come faceva da ragazzo. e quella donna, al fin, se la sposò.

pare.

e se non lo ha fatto ha perso un’ottima occasione.

© andrea valente