la sera del 28 di dicembre del 1895, al gran café di parigi, venne proiettato il primo, indimenticabile film, e da lì prese inizio la storia del cinema

questo racconto è tratto dal libro un'idea tira l'altra

cenetta e cinemino

monsieur auguste-louis aveva finalmente trovato una fidanzata, o forse la fidanzata aveva trovato lui, o ancora i due si erano trovati, verso il tramonto: si erano visti, si erano sorrisi e da quel momento erano uno fidanzato dell’altra. parigi, del resto, è sempre stata la città ideale per fidanzarsi, un po’ come venezia, siviglia, lisbona o istanbul, ma auguste-louis con quella fidanzata lì ci si sarebbe fidanzato pure a vladivostok o a mönchengladbach e sarebbe stato bello lo stesso.

trovandosi già a parigi, comunque, auguste-louis si risparmiò la spesa di dover portare la fidanzata a parigi, prima o poi, che a far due conti non è cosa da poco. per sorprenderla con effetti speciali, però, trascorse intere nottate nel suo laboratorio, anziché con la testa sul cuscino a sognar di lei. finché un giorno le porse un fiore e:

«mi vuoi sposare?!» balbettò lei, anticipandolo, quasi al culmine della felicità.

no, no, fece lui con la testa.

«allora... allora mi regali un diamante grosso così?!» che era quasi meglio del matrimonio.

di nuovo lui disse no, felice di aver risparmiato anche quella spesa.

«mi porti a venezia, – riprovò lei – a siviglia, a lisbona e a istanbul?»

«molto di più, – la interruppe lui – ti porterò al cinema!»

lo sguardo della fidanzata si fece serio, poi ammaliato, quindi incuriosito, poi languido e ancora interrogativo, ma l’innamoramento è una cosa seria e quando di prende qualsiasi cosa va bene, pure un panino al prosciutto sgranocchiato su una panchina dei giardini luxembourg o anche questa cosa qui, il cinema, che nemmeno sapeva cosa fosse. anzi, di più, era la prima volta che sentiva quelle tre sillabe: ci-ne-ma.

la sera la fidanzata si fece trovare pronta, con i capelli fru fru, le sottane svolazzanti e l’ombrellino alla moda e quando il calesse di auguste-louis arrivò alla sua porta salì volentieri, immaginando chissà che.

al gran café del boulevard des capucins un tavolino apparecchiato attendeva i due fidanzati nella penombra e un cameriere li accolse servendo una coppa di champagne. agli altri tavoli, tutti a lume di candela, altre coppie eleganti, accomodate qua e là a chiacchierare, sorridersi e guardarsi nelle pupille. e altri camerieri a servire champagne. finché, all’improvviso, uno dopo l’altro tutti i lumi furono spenti e, quando la sala fu quasi completamente al buio, un abbagliante raggio di luce illuminò la parete proprio di fronte a monsieur auguste-louis e alla fidanzata di auguste-louis. e quella luce così intensa si tramutò in un istante nell’inconfondibile immagine di un treno, che stava arrivando da chissà dove, proprio lì tra i tavolini e gli ospiti del grand café.

«allora... – esclamò la bella – allora mi porti a venezia, a siviglia, a lisbona, a istanbul!»

«evviva! – continuò a esclamare – con l’orient express!»

non tutti, però, furono altrettanto entusiasti, ma è anche vero che non tutti erano altrettanto innamorati. anzi, forse infastiditi dall’interruzione della cena con il boccone in gola, a metà tra il secondo e il dessert; forse sorpresi da quella immagine che prima non c’era e adesso sì; per lo più impauriti per il treno, che stava arrivando dritto dritto verso di loro, si creò un trambusto di quelli, che anche il cameriere più serio e serioso rimase piuttosto interdetto.

«si salvi chi può!» urlò qualcuno.

«aiuto, aiuto! – strillò qualcun altro – il treno, il treno!»

«tutti a bordo!» gridò un terzo, che un viaggetto lo avrebbe fatto volentieri.

«non ho nemmeno comprato il biglietto!» borbottò un quarto, ligio e onesto, che certo non voleva salire senza, rischiando poi di pagare una multa più salata dello champagne.

ma anziché salire e accomodarsi negli scompartimenti, o salutare i passeggeri che scendevano, ci fu un fuggi fuggi degno dell’ora di punta e ognuno fuggì da una parte diversa. qualcuno si stabilì a hollywood, in california, altri andarono in stazione, che se proprio si voleva fare un viaggio sarebbero partiti come sempre da lì; alcuni si tuffarono nella senna, altri corsero in cima alla collina di montmartre sperando che il treno non arrivasse anche lassù; un gruppo di signori con la barba e il cappello fuggirono addirittura sulla luna, che per fortuna quella sera era piena, altri chissà...

solo monsieur auguste-louis rimase tranquillo ad ammirare, in vero un po’ infastidito dalla confusione. e, con auguste-louis, la fidanzata di auguste-louis, che continuava a non capirci alcunché, ma con il fidanzato al suo fianco era felice e beata.

«ti piace il mio cinema?» le chiese lui, sorridendole.

«cinema? – sussurrò lei – è bello, sì, anche se io credevo che fosse un treno...»

la serata finì più o meno così, con i poveri camerieri del grand café a rimettere ogni cosa in ordine, la parete di nuovo spenta e i due fidanzati a guardarsi nelle pupille. la prossima volta che la avesse portata al fuori per una cenetta così, però, la fidanzata di auguste-louis avrebbe anche preparato la valigia, per farsi trovare pronta per andare a venezia, a siviglia, a lisbona, a istanbul o anche semplicemente al cinema, magari in treno.

© andrea valente