questa storia è dedicata a chi cambia spesso idea. anzi no...

questo racconto è tratto dal libro gli streghi

anzi no

questa storia comincia con un lupo. un lupo grigio quasi nero, soprattutto di notte, quando anche tutto il resto è nero, con gli occhi gialli, i denti aguzzi, la coda spelacchiata e l’ululato alla luna in cielo, ma soltanto quand’è piena.

anzi no. troppe storie cominciano con un lupo così, con i vari porcelli, cappuccetti o nonnine dall’altra parte del bosco. cominciano così e tutti sanno come va a finire, quindi questa storia non comincerà con un lupo per nulla.

comincia con una volpe, allora, questa storia. una volpe che non sarà un lupo, ma la coda, le zanne e la pelliccia potrebbero a volte trarre in inganno, soprattutto di notte, quando tutto si fa grigio, con o senza luna piena.

anzi no. anche la volpe se ne sta in troppe favole sin dalla grecia antica, con i corvi, il formaggio, l’uva e tutte quelle cose lì. un’altra volpe sarebbe davvero di troppo e forse è il caso di cambiare prima ancora di cominciare.

questa storia, quindi, comincia con un principe azzurro, con il mantello azzurro, i pantaloni azzurri, gli stivali azzurri, il cappello azzurro, le mutande... le mutande non so. in sella a un cavallo bianco, con la coda bianca e la criniera bianca.

anzi no. non se ne può più di principi tutti belli e biondi, senza un ciuffo fuori posto, che spuntano da un ranocchio con un bacio della principessa e quelle cose lì, che poi la voglio vedere una principessa che bacia un ranocchio...

allora comincerò con un eroe mascherato, che arriva quando meno te lo aspetti, mette le cose in ordine e se ne torna da dove è venuto, con tanti saluti a tutte le belle, innamorate perse di lui.

anzi no. questa cosa che tutte le belle si innamorino di un eroe misterioso non mi piace per nulla e mai mi piacerà. meno se ne parla, meglio è. e meno se ne scrive, meno se ne parlerà. e alla fine forse almeno una bella si innamorerà di me. chissà...

niente volpi, quindi, né lupi; cavalieri e cavallerizze; principi e principesse; ma un re sì, con un re possiamo senz’altro cominciare: il leone, re della foresta, con la criniera tutt’intorno, la coda svolazzante, che se ne sta impigrito all’ombra del baobab.

anzi no. un tipo impigrito e appisolato è poco interessante per qualsiasi storia, che sia re o panettiere. a un re si addice di più un quadro, dipinto a olio su tela, da appendere nel salone delle feste. a meno che in quel salone non ci sia una tavola rotonda...

ecco! questa storia comincerà con una tavola così rotonda, che nemmeno giotto avrebbe fatto di meglio, con tanti cavalieri intorno, lancia in resta e cappello sulla testa. bella idea, questa della tavola rotonda!

anzi no. mi pare di averla già sentita e certo non è mia intenzione copiare alcunché. però una tavola quadrata è molto meno avventurosa, quindi la storia comincerà con c’era una volta.

anzi no. sai quante volte cominciano con c’era una volta? così tante che non si capisce più quale volta, né chi, come, dove o perché. con c’era una volta comincerò un’altra volta, mentre questa volta la mia storia comincia con una mela. una mela rossa rossa, lucida lucida, profumata profumata, gustosa gustosa.

anzi no. c’è già la mela di biancaneve, quella di adamo ed eva, la mela di newton e la mela di guglielmo tell. sono uno scrittore, perbacco, non un fruttivendolo, quindi niente mela, né mirtilli, banane, carciofi o carote. a meno che non sia ora di far merenda, nel qual caso interrompo subito la storia e sgranocchio qualcosa.

ma quando ricomincio, ricomincio da capo, perché ancora non avevo cominciato per nulla e la mia storia che ricomincia, comincerà con un drago. ecco, un drago è proprio quello che fa per me: un drago un po’ verde e un po’ viola, che vola e che sputa lingue di fuoco. bello, bellissimo!

anzi no. i draghi viola o verdi mi stanno tutti antipatici. se ne infilo uno nella mia storia, poi magari quello vuole tornare anche nella prossima, e in quella dopo, e in quella seguente. caro drago, stattene tranquillo nella tua caverna o nella storia di qualcun altro, che io comincerò con un viaggio intorno al mondo.

anzi no. anche dei viaggi intorno al mondo ne hanno già scritto in tanti: a bordo di un veliero, in mongolfiera, in treno o su una nave spaziale, il giro del mondo non è più una grande novità e non posso certo cominciare con qualcosa che tutti già sanno...

potrei cominciare la mia storia con una nave di pirati! ho sempre sognato di farmi un giro nel mare dei caraibi, tra noci di cocco e monete d’oro, pappagalli variopinti e alligatori affamati, gambe di legno e braccia uncinate, succhi d’ananas e bottiglie di gin.

anzi no. i pirati sono sempre imprevedibili e son capaci di mettere sottosopra la tua storia a metà del capitolo tre, con un ammutinamento in piena regola e il rapimento dei puntini sulle i. alle vocali ci tengo e ai puntini ancora di più.

vorrà dire che comincerò la mia storia con un pezzo di legno di ciliegio. potrei anche cominciare direttamente con una ciliegia, che una tira l’altra, ma come lo intaglio, un burattino, nel nocciolo di una ciliegia? da un pezzo di legno, invece, si possono ricavare cose incredibili e inattese, basta saperci fare con lo scalpello.

anzi no. anche qui non ci siamo.

quasi quasi ci ripenso e comincio la mia storia con un lupo. un lupo grigio quasi nero, soprattutto di notte, quando anche tutto il resto è nero, con gli occhi gialli, i denti aguzzi, la coda spelacchiata e l’ululato alla luna in cielo, ma soltanto quand’è piena. che m’importa se altre storie hanno cominciato così? vuol dire che con il lupo funziona e se funziona è già un buon inizio.

anzi no.

fammi pensare.

questa storia comincia con...

idea!!!

sai che ti dico? anziché cominciare dall’inizio, comincerò dalla fine.

anzi no. se comincio dalla fine, poi si saprà dall’inizio come andrà a finire...

invece sì. comincerò dalla fine, punto e basta. e già che sono alla fine, finisco qui e buonanotte.

© andrea valente