da oggi mi metto a dieta. o da domani. forse...

il gatto vegetariano

un topo se ne andava bel bello, zitto zitto, quatto quatto, nel buio del sottoscala, con la tipica aria di un topo nel sottoscala, finché...

mieaaaooow! cigolò un gatto, come una vecchia porta, ma con uno sguardo molto più aggressivo di una vecchia porta.

«chi sei, un gatto o una strega?» gli chiese il topino. e chissà dove aveva trovato le parole e soprattutto la calma, visto che il gatto gli aveva afferrato la coda e lo tirava, mentre lui si aggrappava con le zampine al battiscopa.

«sono un gatto, e adesso te lo dimostro in un sol boccone!» rispose quello, leccandosi i baffi.

«non mi vorrai mica mangiare?!»

«certo che sì, bellino, non senti il mio stomaco che brontola?»

la situazione si stava mettendo male, soprattutto per il topo, che però fece uno sguardo così e, sbuffando anche un po’, disse:

«che noia...»

«che noia?!» ripeté il gatto.

«già, che noia! siete tutti uguali, voi gatti... tutti lì, intenti a sgranocchiare un topo o un passerotto. sai che fantasia...»

«che vuoi dire?» fece il gatto, avvicinandosi ancora un po’.

«nulla, gattone. se vuoi mangiarmi, non posso certo impedirtelo, però...»

«però?»

«però non è che ne cavi fuori molto, a parte un pranzetto. domani sei di nuovo affamato come oggi. se tu fossi un po’ originale, invece...»

«originale?»

«sì, originale, che sei sordo?!» qui il topo si stava quasi spazientendo, poi continuò:

«che un gatto si pappi un topo non è certo una novità, anzi. pensa, invece, a come sarebbe se tu non mi mangiassi più. diventeresti famoso... finiresti sulle prime pagine dei giornali... tutto il mondo parlerebbe di te... ti inviterebbero alle conferenze... andresti in tivù: il primo gatto vegetariano!»

«hmmmmmm... - fece il gatto, che già si immaginava un futuro importante – non hai mica tutti i torti...»

e poi... gnam!

si inghiottì il topino tutto intero e, lisciandosi i baffi soddisfatti, si accoccolò in un angolo pensando:

«da domani si mangiano carote!»

© andrea valente