sette è il numero perfetto...

me ne vado

dopo cena brontolo chiese l’attenzione degli altri nani, battendo col cucchiaino contro il bicchiere. si alzò in piedi sulla seggiola e disse:

«lo so che sono un brontolone, che voi mi considerate un rompiscatole e la pecora nera della famiglia, così ho deciso di togliere il disturbo.»

raccolse le sue quattro cose ed uscì, chiudendo accuratamente le porta dietro di sé.

nessuno dei nani fiatò ma, dopo un primo istante di smarrimento, si guardarono tra di loro e tirarono, tutti insieme, un sospiro di sollievo.

finalmente liberi! – concordarono – quel vecchio brontolone non li avrebbe più importunati. fecero un brindisi e si coricarono tranquilli.

l’indomani arrivò una lettera nientemeno che dai fratelli grimm.

fu dotto ad aprirla e leggerla.

«cari nanerottoli – diceva – per onor di precisione ci preme sottolineare che la favola di biancaneve (che vi saluta) prevede sette nani sette. non uno di più, non uno di meno.»

«voi siete rimasti in sei – continuava – e ci dispiace, ma non siete più adatti al ruolo di sette nani. per cortesia, andatevene dalla favola, altrimenti prenderemo seri provvedimenti.»

immagina il panico che si creò tra i sei nani, rimasti tutti a bocca aperta.

corsero in lungo e in largo per la foresta e su e giù dalle miniere, finché non trovarono brontolo, serenamente appisolato accanto a un fungo.

«brontolino caro – gli dissero in coro – sarai anche la pecora nera della famiglia, ma noi senza di te proprio non riusciamo a stare. per favore, torna a brontolare insieme a noi...!»

lui sbuffò un po’, poi, brontolando, se ne tornò a casa con loro e la favola fu salva.

© andrea valente