per la festa della mamma, un racconto con la mamma di tutte le mamme.

questo racconto è tratto dal libro guarda che luna

l'ottavo giorno

l’ottavo giorno dalla creazione dell’universo intero, verso sera, eva si presentò in tutta la sua fluente biondezza ad adamo e – tanto per farsi desiderare un po’ – mise bene in chiaro le proprie richieste:

«voglio la luna!» esclamò, senza troppi giri di parole.

adamo, evidentemente poco avvezzo alle richieste femminili, sorrise affettuoso e diede – si narra – un bacio sulla fronte della bella, poi si avvicinò al melo, colse con un rapido gesto il frutto più dolce senza badare al sibilo diabolico, e lo porse all’amata.

non colse, evidentemente, l’enorme differenza che passa tra un satellite orbitante e un frutto pur buono. ottimo, anzi, per lo strudel. eva, invece, pur sgranocchiandone la polpa con un certo gusto, era ben conscia che la luna era tutt’altro e non avrebbe tardato a farsi sentire dal paradisiaco consorte.

non fece però in tempo a dire alcunché, perché in un battito di ciglia svolazzanti i due si trovarono sbalzati chissà dove, con tanto di biasimo, ben fuori dal paradiso terrestre.

nudi come tarzan e jane, in un mondo sconosciuto, a notte ormai inoltrata. la situazione si faceva intricata ed eva – si sa – avrebbe di lì a poco cominciato a lamentarsi di ogni cosa.

adamo, evidentemente innamorato, non ci badò più di tanto e non si lasciò prendere dallo sconforto. accoccolato alla sua bella la invitò ad ammirare il tramonto, consolandola con tre romantiche parole:

«guarda che luna!»

non si hanno notizie certe, ma alcuni sostengono che, quella notte, eva ebbe una certa difficoltà ad addormentarsi senza sognare mele golden, renette e persino un tal guglielmo tell e trascorse varie ore a rigirarsi nel giaciglio tra le foglie di fico, per risvegliarsi al mattino con un forte mal di testa.

© andrea valente