in questi mesi qualcuno ha trascorso il tempo suonando il pianoforte o il clavicembalo, altri coccolando il gatto...

il gatto barocco

il signor domenico scarlatti, musicista barocco, con il naso barocco e lo sguardo barocco, aveva dormito la notte intera nel suo letto barocco, con la testa barocca poggiata sul cuscino barocco, che vallo a sapere, un cuscino barocco com’è...

aveva dormito, il signore barocco, accanto al suo gatto barocco, che di nome faceva...

pulcinella! anche perché a chiamarlo barocco pareva farlocco e lo si sarebbe potuto scambiare per un cuscino, per un letto, o per il naso del signor domenico che, barocco com’era, probabilmente non avrebbe gradito di far la fine del gatto.

fatto sta che il signor domenico scarlatti, musicista scarlatto, con il naso scarlatto, lo sguardo scarlatto, che aveva dormito la notte intera sul suo letto barocco e scarlatto, con la testa scarlatta poggiata sul cuscino scarlatto... il signor scarlatti – dicevo – aveva un gatto che scarlatto non era, per non esser di nuovo scambiato per un cuscino, un letto o un naso. e perché se fosse stato scarlatto sarebbe stato rosso, di un rosso scarlatto, come tutti i gatti rossi e anche il signor scarlatti si sarebbe chiamato signor rossi e non sarebbe stata davvero la stessa cosa.

infilato un bel paio di pantofole barocche e scarlatte, il signor domenico scarlatti per prima cosa aprì gli scuri, per spalancare la finestra sul mondo e dischiudere il mondo ai propri occhi, a un passo dal cielo blu. e a quelli grandi e arzilli del gatto pulcinella che, curioso e incuriosito, subito saltò sul davanzale per dare il buongiorno all’aria fresca che entrava.

c’era un giardino là fuori, con l’erba verde fino alla siepe, verde anche lei, ancorché di un verde più scuro. e in mezzo al giardino un cespuglio verde, e un albero verde, con le foglie verdi, i germogli verdi, ancorché di un verde più chiaro, e qualche bacca verde qua e là. rapito da tutto quel verde scuro e chiaro, il signor scarlatti pensò che se fosse stato verde anche lui sarebbe stato il signor verdi e forse avrebbe fatto il musicista e il compositore, che per altro già era senza chiamarsi verdi, né rossi, né rossini e alla fine andò bene così, altrimenti sai che confusione?!

si accomodò in cucina, il signor scarlatti, si lasciò servire una grossa tazza di caffè nero bollente e il gatto pulcinella lesto gli saltò sulle ginocchia e lì si accomodò, che se fosse stato un gatto nero si sarebbe tuffato nel caffè, invece nero non lo era per nulla, a parte una macchia sulla punta del naso, e tutto sommato andava bene così.

era bianco, il gatto pulcinella, con la sua macchia nera sulla punta del naso, e proprio per quello si chiamava pulcinella, che se fosse stato variopinto lo avrebbero chiamato arlecchino e se fosse stato rosso scarlatto lo avrebbero chiamato scarlatto, come il signor scarlatti, che a ben vedere così rosso e così scarlatto non lo era per nulla. barocco, invece, sì.

sorseggiato il caffè, il signor scarlatti versò dell’ottimo latte bianco in una grossa tazza bianca e lasciò che il gatto bianco vi si tuffasse, con la macchia nera a galleggiare. poi si alzò e se ne andò chissà dove, forse sotto l’albero verde nel giardino verde con l’erba verde e una rosa appena sbocciata, che pur essendo rosa era rossa e non rosa.

fu un suono barocco proveniente dal clavicembalo barocco a richiamare l’attenzione barocca del barocco signor scarlatti che, curioso e incuriosito, si avvicinò allo strumento per indagare chi mai lo suonasse in quel modo.

allegro e spensierato, il gatto pulcinella se ne stava a passeggiare sulla tastiera, confondendo il corpo bianco con i tasti bianchi e la macchia nera con i tasti neri, ma quando il signor scarlatti si palesò, il gatto rimase fermo e immobile e anche la musica cessò. il signor domenico mosse un dito e il gatto suonò un do; il signor domenico alzò un sopracciglio e il gatto suonò un sol; il signor domenico disse ohibò e il gatto, impaurito, fuggì di qua e di là sulla tastiera, su verso le note alte e giù verso quelle basse, premendo più tasti insieme, così e cosà, un po’ piano e un po’ forte, che veniva voglia di accomodarsi sul divano e godersi il concertino.

colto da barocca ispirazione, il signor domenico scarlatti prese una matita appuntita e un foglio musicale, con i pentagrammi e tutto il resto, e cominciò a scrivere il suono della fuga del suo gatto, passo dopo passo, nota dopo nota, completando una sonata che avrebbe fatto ascoltare alla fidanzata non appena avesse trovato una fidanzata. barocca o scarlatta poco importava.

quella sera il signor domenico scarlatti si coricò soddisfatto nel suo letto barocco e scarlatto, poggiando la testa scarlatta sul cuscino barocco, badando bene che il gatto pulcinella fosse lì accanto a lui, che magari gli avrebbe suggerito nel sonno un’intera sinfonia.

© andrea valente