lo sapevi che i malefici fantasmini del pac-man si chiamano blinky, pinky, inkey e clyde? è così dal 22 maggio del 1980, quando il gioco invase il giappone e il mondo intero

questo racconto è tratto dal libro un'idea tira l'altra

quattro amici al bar

il primo ad arrivare fu blinky, fantasma di colore rosso acceso, e come possa essere rosso un fantasma, quando spiriti e spettri sono per definizione invisibili, fumosi e trasparenti, questo non lo so. fatto sta che arrivò per primo, per quanto gli altri fantasmi, appunto invisibili, non è detto che non fossero arrivati prima di lui. c’è sempre un velo di mistero, quando si entra in certi argomenti...

dopo di lui arrivò pinky, che con blinky faceva rima, ma era di un bel rosa vivace, che era rosa per lo stesso motivo per cui il rosso di blinky era rosso.

terzo arrivò inkey, avvolto nel suo bell’abito blu intenso, com’erano intensi e profondi i suoi pensieri, invisibili come tutti i pensieri, ma ben più concreti e grandiosi di uno spiritello qualsiasi, rosso o rosa che fosse.

buon ultimo arrivò clyde, unico a non fare rima, sempre in ritardo almeno di un po’, sempre arraffato, spesso arruffato, con il colore arancione tipico di quei semafori, dove non sai mai se puoi andare oppure no.

si sedettero, blinky, pinky, inkey e clyde, e ordinarono non so cosa al barista, che tanto non ci badò e non servì proprio nulla, che non si è mai visto un barista portare alcunché a dei fantasmi, con lo zucchero o senza, con la cannuccia doppia, né con una spruzzata di selz. ecco, selz sarebbe stato un bel nome per un quinto fantasma, che però non arrivò mai, o forse sì, però nessuno lo vide.

«potremmo giocare a briscola!» propose blinky.

«o ai quattro cantoni!» rilanciò pinky.

«hmmm.» mugugnò inkey.

«a nascondino! a nascondino!» esclamò clyde, sull’onda dell’entusiasmo. i fantasmi sono bravissimi a giocare a nascondino, tanto che di alcuni si sono perse le tracce da anni e nessuno li ha mai avvertiti che il gioco è finito... però quei quattro, colorati com’erano, avrebbero avuto non poche difficoltà a mimetizzarsi con qualcosa di altrettanto variopinto.

«se giochiamo a scopa io faccio il settebello!» mise in chiaro blinky.

«se giochiamo a scacchi io sarò il re!» sentenziò pinky, senza dar peso al fatto che un re così rosa sarebbe stato scambiato per la regina...

«hmmm.» mugugnò inkey.

«a mosca cieca! a mosca cieca!» esclamò clyde. i fantasmi sono bravissimi anche a mosca cieca e non serve nemmeno bendare gli occhi a chi rincorre, per non essere visti e sfuggire senza affanno.

finché il cameriere, forse soprappensiero, non posò sul tavolo un vassoio con una ciliegia, una fragola, un’arancia, una mela, dell’uva, una nave spaziale, una campana e una chiave. chi avesse ordinato tutto quel ben di dio era un mistero e ancor meno chiaro era chi alla fine avrebbe saldato il conto. nessuno, invece, si chiese come cavolo facesse una nave spaziale a starci dentro al vassoio, quindi non me lo chiedo nemmeno io.

provarono, i quattro, a far finta di nulla e continuare nei loro giocosi discorsi. si guardarono l’un l’altro di sottecchi, senza mai incrociare gli sguardi, ma attenti ad anticipare chiunque avesse fatto la prima mossa, quando d’un tratto la porta si spalancò e un tipo tondo con la faccia gialla fece il suo ingresso, con la bocca adesso aperta, adesso no, adesso aperta, adesso no, adesso aperta, adesso no.

«get ready!» strillò il cameriere, in piedi sul bancone, che pensò anche bene di lanciare un po’ dappertutto tante golose zollette di zucchero, bianche bianche, che si sparsero sul pavimento.

si guardarono negli occhi, i fantasmi, con il classico sguardo di chi non ci stava capendo nulla. e come facessero a guardarsi negli occhi in quattro, anche questo è un mistero, ma credo che blinky guardò pinky, pinky guardò inkey e inkey guardò clyde, che a sua volta guardò blinky. altra soluzione non riesco a immaginarla.

ma guardandosi negli occhi in questo modo così circolare si dimenticarono di guardare il tipo con la faccia gialla e tonda, che ingurgitò una dopo l’altra tutte le zollette poi, per nulla sazio, sbranò la ciliegia, la fragola, l’arancia, la mela, l’uva, la nave spaziale, la campana e la chiave, guadagnando tredicimilaseicento punti.

«burp!» digerì.

ecco, burp sarebbe stato un altro bel nome da fantasma, ma non ci fu tempo per un secondo burp, che il tipo con la faccia gialla e tonda azzanno anche blinky, pinky, inkey e clyde, senza nemmeno prendere fiato e...

GAME OVER!

il tipo giallo se ne uscì trionfante e nel bar non rimase più ombra di fantasma. qualcuno, però, soprattutto di notte, giura di sentire strane voci sussurrare:

«la prossima volta lo acchiappiamo noi, maledetto pac man!»

© andrea valente