tra la frutta di stagione pesche, ciliegie e... albicocche!

l'albicoccodè

nel giardino dello zio della compagna di banco dell’amico del cugino del vicino della nipote del... insomma, in un giardino, da qualche parte della città, se ne stava lì un bell’albicocco.

beh, tanto bello non lo era più, quell’albicocco, che da un po’ aveva smesso di sbocciare con mille fiori in primavera e, di conseguenza, niente più albicocche d’estate e, cosa ben più grave, niente più marmellata di albicocche tutto l’anno.

solamente qualche foglia, qua e là sui rami, e nulla più.

a cosa serve un albicocco che non fa albicocche?

«serve a me, per stare appollaiata sui rami.» pensava una gallina che, in effetti, aveva preso la bella abitudine di starsene un giorno su questo ed un giorno su quell’altro ramo, senza paura di cadere.

lo zio, però, non la pensava così, per nulla, e dopo essersi consultato con la zia, prese un’accetta ed una grossa sega ed uscì nel giardino.

«meno ombra – pensava – e più legna da ardere!»

la pollastra, accovacciata lassù, appena vide lo zio intuì subito il grave pericolo che il suo albicocco stava correndo e, con quanta più voce aveva nel becco, cominciò a strillare come una matta:

«coooo-co-co-co-co-cosa vuoi fare?!»

«cheeee-che-che-che-che-che intenzioni hai?!»

«cooooo-co-co-co-co-come faccio adesso?!»

«caaa-ca-ca-ca-caaaaalma e sangue fraddo!»

«coooo-co-co-co-correte!»

«cuuu-cu-cu-cu-cu-cugine!!»

«cooo-co-co-co-co-compagne!!!»

«caaaa-ca-ca-ca-caspiterina!»

in men che non si dica il pollaio si svuotò e, svolazzando un po’ goffe, tutte le galline accorsero in aiuto della sorella e del vecchio albicocco.

lo zio alzò il naso e, oibò, non c’era un ramo di quell’albero che non ospitasse una delle sue galline con lo sguardo minaccioso.

e non appena fu sotto l’albicocco, proprio accanto al tronco, con l’accetta in una mano e la sega nell’altra, le polle, dopo un rapido cenno d’intesa, sfornarono un bell’uovo, anche più grande del solito. tutte, nessuna esclusa.

mamma mia che pioggia di uova... meglio che a pasqua! tre finirono sulla testa dello zio, una sul ginocchio sinistro ed una sulla scarpa destra, che era nuova ed adesso nuova non lo era più.

lo zio, spaventato e sbigottito, lasciò cadere i suoi arnesi e, tutto gocciolante di tuorlo ed albume, tornò in fretta e furia dentro casa dalla zia e, non sapendo come spiegarsi, disse solo:

«ho fatto una frittata!»

e la cosa bella è che anche dopo molti anni, con sempre meno foglie ma sempre più galline, l’albicocco è ancora lì.

© andrea valente