tempo d’estate e di prova bikini!

questo racconto è tratto dal libro canzoni senza musica

bikini d'america

la regina mandò a chiamare il giovane navigatore e quando una regina chiama non ci si può certo perdere in chiacchiere, soprattutto se è quella regina lì, che le chiacchiere evidentemente le voleva tutte per sé.

araldi, tamburini e trombettieri percorsero il regno fino ai villaggi più lontani e, trovato il giovanotto in qualche taverna, lo issarono in sella a un cavallo e lo condussero a corte, senza nemmeno fermarsi lungo la strada per prendere un caffè.

aveva voglia di ingrandire il regno, la regina, come tutte le regine mai contenta di tutto ciò che già era in suo possesso. accolse il giovane navigatore con un sorriso, gli fece portare un ghiacciolo alla menta piperita, fece uscire i giullari, le dame di compagnia e i consiglieri di corte, rinfrescò le corde vocali con un sorso di sangria, quindi cominciò a parlare:

«le metto a disposizione tre splendide caravelle – esclamò – se mi scoprirà l’america...»

«vorrà forse dire india, mia regina...» bofonchiò lui, senza sapere che i reali hanno sempre ragione e anche quando hanno torto non è mai il caso di puntualizzare alcunché.

«india... – borbottò lei – america... stessa roba. parta per l’india e mi scopra l’america! le caravelle sono al porto di palos de la frontera.»

«potrei, in alternativa, andare all’atollo di bikini?» propose lui, facendo anche il nome di un tal signor cristoforo da mandare in america al posto suo.

«che roba è questo bikini?!» sussultò la regina.

«allora mi circumnavighi il globo terracqueo! – esclamò – per questo di caravelle gliene metto a disposizione addirittura cinque!» e indicò con il dito sulla mappa il porto di sanlucàr de barrameda.

lui osservò incuriosito e sbirciò l’itinerario sul mappamondo.

«non vorrei apparire ripetitivo – sussurrò – ma davvero io preferirei andare all’atollo di bikini. una nave sola mi basta. anche una scialuppa o una canoa...»

la regina lo guardava sorpresa, ma lui continuò:

«c’è quel portoghese – sorrise – il senhor magalhaes, che non vede l’ora di mettersi in viaggio e farsi il suo bel giretto del mondo... non voglio certo rubargli il sogno d’una vita...»

«mandi lui – concluse – che io mi accontento dell’atollo.»

avendo fatto uscire tutti, la regina non sapeva da chi farsi aiutare, per convincere quell’impertinente giovanotto, quindi suonò il campanello e strillò:

«guardie! guardie! arrestatelo! acchiappatelo! impiccatelo! fategli il solletico sotto i piedi! mettetegli il dentifricio nelle orecchie! chiudetelo nelle galere e gettate la chiave!» ma per impartire tutti questi ordini ci impiegò mezzo minuto, con le guardie sull’attenti, che quando si mossero per ubbidire non trovarono più nessuno e quello se ne era fuggito alla terza sillaba.

passarono gli anni. il signor colombo scoprì l’america e la regina ne fu felice, allevò pappagalli e mangiò cioccolatini e pomodori in insalata, pur con un velo di malinconia nello sguardo.

passarono altri anni. senhor magalhaes fece il giro del mondo e chissà se ce la fece davvero, ma alla regina importava assai poco, che nel suo pensiero tornava ogni tanto l’immagine di quel giovane navigatore, fuggito sul più bello.

passarono gli anni e, con la regina ormai anziana, a corte si presentò un bell’uomo forte e robusto, abbronzatissimo e con un sorriso da un orecchio all’altro. era un navigatore ormai non più così giovane nemmeno lui, tornato da non so quale sperduto arcipelago. la regina lo accolse e gli fece servire un brodo di iguana e due olive.

«le ho portato un dono dal mio viaggio!» esclamò lui, con deferenza, porgendo alla sovrana un piccolo incarto. lei sorrise e fece uscire guardie, dame, giocolieri e menestrelli. una volta soli, non senza un filo di emozione, scartò il pacchetto.

tra i suoi polpastrelli vi era un succinto e colorato paio di mutande e un reggiseno, altrettanto minuscolo e variopinto.

«peccato non aver più vent’anni!» esclamò, chiedendo all’ospite di voltarsi. poi si svestì del mantello e dell’abito e si infilò quei due pezzetti di stoffa.

«si dia inizio alle danze! ­ strillò, battendo le mani – e si dia il bentornato al marchese di bikini, principe dell’atollo intero!»

si ballò e si brindò per la notte intera, ma nessuno a corte osò fare un commento al nuovo abbigliamento della regina, tanto piccolo da essere invidiato da ognuno.

© andrea valente