questo racconto è tratto dal libro canzoni senza musica

narra la leggenda che la sera del 4 di luglio del milletrecento tondo tondo, il montecchi e la capuleti si guardarono negli occhi e si innamorarono, diventando per tutti romeo e giulietta.

fidanzate

il piccolo edoardo era un ragazzino felice e spensierato, a parte nei giorni di pioggia e prima delle interrogazioni di storia. a volte anche dopo. per il resto viveva tranquillamente le sue giornate, trascorrendo lunghe ore in compagnia degli amici, con i quali formava un gruppo allegro e affiatato.

insieme giocavano a pallone o andavano in pizzeria, si rincorrevano in bicicletta o fingevano di studiare.

finché il piccolo edoardo non fu un po’ troppo grande per essere ancora piccolo, pur sentendosi ancora sufficientemente piccolo per non essere ancora grande. e la stessa cosa accadde agli amici della compagnia.

uno di loro, in particolare, si accorse dell’esistenza delle ragazze, intese come femmine. di una in particolare, che ne attrasse l’attenzione, gli sguardi e ne rubò il tempo. va da sé che giocare a pallone in uno in meno non è la stessa cosa e portarsi appresso una femmina è pure peggio.

ma di ragazze è pieno il mondo e la loro esistenza rapidamente distrasse anche gli altri maschietti del gruppo che, uno dopo l’altro, trovarono una mano da stringere e una bocca da baciare.

non edoardo, che avrebbe ancora fatto volentieri qualche giro in bicicletta, avrebbe ordinato una margherita con doppia mozzarella e avrebbe soprattutto fatto finta di studiare. invece andò a finire che, vista la situazione, studiava davvero.

ogni tanto capitava che qualche maschietto tornasse a chiamarlo, per quattro chiacchiere inesorabilmente dedicate alla ragazza che lo aveva appena mollato e edoardo ascoltava paziente.

di lì a poco i maschietti, un po’ fidanzati e un po’ no, cominciarono a vantare pure una o due ex, e chi più ne aveva, meglio era considerato, un po’ come le tacche sul calcio del fucile dei gringo del west. non edoardo che, pur notando anche lui, qua e là, la presenza di qualche ragazza femmina, continuava a restare per conto suo, senza ancora una fidanzata e senza più una compagnia.

un mattino non ebbe nemmeno bisogno di guardarsi allo specchio per decidere che era arrivato il momento di prendere in mano la situazione. troppo tempo era trascorso invano e di sicuro qualcuno dei suoi amici sotto sotto cominciava pure a prenderlo in giro.

chi troppo e chi niente, come sempre.

quella stessa sera edoardo indossò una camicia e un paio di jeans, come tutti gli altri giorni, ma era impossibile non notare qualcosa di diverso in lui. aveva una luce nuova negli occhi e un sorriso più deciso, scolpito sul volto.

si avvicinò senza paura a francesca, rigorosamente bionda, al momento libera e piacevolmente sorridente.

«vuoi... – le chiese, senza troppi indugi e giri di parole – vuoi essere la mia ex?»

lei ci pensò su, senza riuscire a celare la sorpresa, poi accettò, che comunque era una proposta sufficientemente insolita per apparire interessante.

i due si baciarono sulla guancia, come quegli ex che restano in buoni rapporti, e la serata finì.

l’indomani edoardo chiamò gli amici della compagnia per quattro chiacchiere. e si sentì un po’ più grande anche lui.

© andrea valente