chissà se anche quest’anno qualcuno andrà in vacanza tra gli arismapi e gli issedoni...

questo racconto è tratto dal libro prima dell'anno zero

in vacanza senza mamma e papà

l’inverno era ormai un lontano ricordo e le giornate di primavera si stavano velocemente allungando, con le sere che duravano ben oltre l’ora di cena e i pomeriggi che trascorrevano placidi; la brezza che arrivava dal mare era più fresca che fredda e il profumo delle onde faceva venire voglia di farsi un tuffo; le piante in giardino erano in fiore, le api ronzavano, i fringuelli cinguettavano e tutte quelle cose lì.

più o meno in quel tiepido periodo dell’anno, il giovane aristea se ne stava nel patio a sgranocchiare pigramente un branzino alla griglia con mamma e papà, chiacchierando del più e del meno, senza pensare troppo né al meno, né al più.

«dove andiamo quest’anno in vacanza?» chiese a un certo punto la mamma, che aveva voglia di lasciare il telaio per un po’.

«che ne dite di un giretto nella magna grecia? – propose, anticipando qualsiasi tentativo di cambiare discorso – da quelle parti si mangia bene, altroché... i friarielli e la mozzarella di bufala soprattutto!»

«hmmm!» disse subito il babbo, come si fa quando l’appetito prende il sopravvento e ti vien voglia di correre in cucina.

«hmmm...» disse subito anche aristea, però con il tono di chi non è per nulla convinto di qualcosa.

«oppure potremmo andare sulle rive del nilo – non si perse d’animo la mamma – per vedere le piramidi e la sfinge e magari farci pure un giro nel deserto a cavallo di un cammello!»

«ohhh!» esclamò il babbo, entusiasta dell’idea, che già si immaginava in un’oasi oltre le dune.

«ehhh?!» esclamò anche aristea, non sicuro di aver capito bene.

«potremmo andare dalla nonna...» provò ancora la mamma.

«potremmo andare a cercare funghi sul monte olimpo...»

«potremmo andare ad atene...»

«potremmo...»

e ogni proposta era accolta dal babbo con sempre maggiore entusiasmo e con grande voglia di mettere due cose in valigia e partire, mentre il ragazzo rispondeva ogni volta con un mugugno.

«cari mamma e papà, – disse d’un tratto aristea, interrompendo la lista di mete turistiche – andate pure dove volete: al mare o in montagna, di qua o di là, in città o in campagna. e non preoccupatevi per me. io me ne vado da qualche parte con gli amici. parto domattina.»

«e quando torno non lo so.» aggiunse, anticipando l’ovvia domanda dei genitori, che lo guardavano più sorpresi che mai.

«ormai non sono più un bambino.» concluse.

«ormai non è più un bambino...» balbettò il papà, cercando di farsi forza.

«ormai non è più un bambino?!» si sorprese la mamma, che quasi svenne.

«ormai non sono più un bambino – confermò il giovane aristea – e ho pure sognato apollo che mi diceva di partire, quindi parto.»

per un minuto o due nessuno disse più nulla, che il branzino si stava raffreddando, ma quando anche l’ultimo boccone fu deglutito, fu il babbo a riprendere il discorso, chiedendogli se avesse già in mente una meta, o un itinerario per il suo viaggio.

«andrò nelle terre degli issedoni, lassù in siberia, dove è freddo anche d’estate e non soffrirò il caldo che c’è qui in agosto.»

né l’uno né l’altra avevano mai sentito parlare di questi tali issedoni o della lontana siberia, che chissà dov’era, e la mamma riuscì a sussurrare una frase soltanto.

«ricordati la maglietta di lana...»

«e andrò sui monti del caucaso, dove abitano i ciclopi arimaspi.» aggiunse aristea, per dare un’idea pur vaga del tragitto studiato.

«caucaso? ciclopi? arimaspi?» borbottò papà, che quelle parole le sentiva per la prima volta e prese nota in un taccuino.

«ricordati la maglietta di lana...» ripeté la mamma, senza aggiungere altro.

«e arriverò fino alla splendida e splendente iperborea, dove d’estate il sole non tramonta e d’inverno non sorge.» concluse aristea con un sorriso.

«mandaci una cartolina...» sussurrò il babbo.

«ricordati la maglietta di lana...» mormorò la mamma, ormai sopraffatta.

fu così che aristea partì dalla sua proconneso proprio all’inizio dell’estate, che sarebbe stata decisamente diversa dalle altre, senza mamma e papà. tanto diversa, che loro due alla fine non andarono né ad atene né in egitto, non in magna grecia, né dalla nonna, ma se ne restarono un po’ tranquilli e un po’ preoccupati sulla loro isoletta nel mar di marmara ad aspettare l’amato figliolo giramondo, che sarà stato anche ormai non più un bambino, ma per loro continuava ad essere il cucciolo di casa.

quando tornò, al fresco dell’autunno, con le giornate che si accorciavano sempre più e la brezza che soffiava dal mare ormai più fredda che fresca, mamma e papà prepararono per lui una cena sopraffina, con un branzino alla griglia più buono che mai, che chissà cosa si mangiava lassù al nord... e lui raccontò per tutta la notte dei simpatici arismapi e degli accoglienti issedoni, di questo, di quello e pure di quell’altro. narrò soprattutto delle lontane terre di iperborea e non si fermava nemmeno un istante per prendere fiato o deglutire un boccone.

nel cuore della notte e del racconto, con la lisca del branzino ormai sola nel piatto vuoto, e l’ultimo boccone pronto per essere deglutito:

«eeeet... ciuuuù!» esplose in uno starnuto i povero aristea.

«ecco, lo sapevo – borbottò la mamma con disappunto – ti sei dimenticato della maglietta di lana!» gli chiese, ma lui fece finta di non sentire, continuò a parlare e non rispose mai.

© andrea valente