questo racconto è tratto dal libro eh! come emozione

è uscito a inizio mese un libro che parla di emozioni: gioia e tristezza, rabbia, allegria, malinconia e tutte quelle cose che ci fanno sospirare...

meravigliarsi è meraviglioso

l’antico camillodònosor, principe di babilonia, era solito svegliarsi al mattino, quando ancora era buio, e salire zitto zitto le scale, fino al suo giardino pensile, dove si accomodava in tranquillità, con lo sguardo verso oriente, nell’attesa del sorgere del sole. quando il cielo si faceva chiaro, si lasciava servire un’ottima tazza di tè al mirtillo e al primo raggio, spuntato da dietro la collina, esclamava OH!, come quando ci si innamora, poi portava con sé quella meraviglia per tutta la giornata.

il giovane càmilus, figlio del centurione romano camillone, ogni mattino sgusciava dalla tenda dell’accampamento quando ancora era buio; scalava lesto il tronco di un fico e lassù si appollaiava, con lo sguardo rivolto a oriente, a sbirciare il sorgere del sole, prima con una luce tenue, poi con il rosa del cielo, quindi con il primo raggio a dirgli buongiorno, e lui rispondeva AH!, come quando ci si innamora, poi tornava nella tenda a dormire, portando con sé quella meraviglia per i sogni che avrebbe fatto.

la zia camilla, contadina nell’anno mille, era sempre la prima ad alzarsi al mattino, anche perché era suo compito preparare la colazione per grandi e piccini. ma prima di accendere il fuoco, si metteva alla finestra che dava a oriente e aspettava le prime luci del sole, che puntuale arrivava, un raggio alla volta, e lei UH!, come quando ci si innamora. poi preparava il caffè, con quella meraviglia a riempirle i pensieri.

il visconte de camillis, ogni mattina saliva sulla torre più alta del suo castello e da lì, mentre la città tutt’intorno ancora dormiva, aspettava tranquillo il sorgere del sole, ripassando le tabelline o qualche rima baciata. puntuale il cielo si schiariva e da dietro il cipresso il primo raggio gli scaldava la punta del naso, tanto che lui: IH!, sospirava, come quando ci si innamora. poi suonava le campane, svegliava tutto il castello, e faceva colazione con due biscotti allo zenzero e mezzo etto di meraviglia.

il mio amico giancamillo, anche lui si sveglia sempre prima dell’alba, si affaccia al balcone verso oriente e guarda il sole che sorge, facendo EH!, come quando ci si innamora. poi in fretta si veste, si lava, sgranocchia un biscotto, corre a scuola e buona giornata a tutti, con quella meraviglia nello zaino.

ma un giorno il sole spuntò, alla stessa ora e dallo stesso punto, ma nessuno esclamò alcunché. né AH, né OH, né UH, né IH, né EH. e puoi immaginare il suo disappunto, tanto che il cielo in fretta si rannuvolò e qualcuno corse in casa a prendere l’ombrello.

verso metà mattina il sole squarciò le nubi con i suoi raggi e riportò il sereno, ma di nuovo nessuno gli badò, a parte quello che chiuse l’ombrello e lo ripose in un cantuccio. puoi immaginare, di nuovo, il disappunto.

solo, lassù in cielo, il sole chiamò l’amica luna, compagna di mille avventure, che non si fece pregare e si avvicinò. si avvicinò di più... ancora... ho detto ancora... finché non si trovò proprio nel mezzo, tra il suo amico sole e la terra laggiù, ostruendo i raggi e causando in città una notte inattesa, improvvisa e fuori orario, che colse ognuno di sorpresa. alcuni prepararono in fretta la cena, altri portarono ad aggiustare l’orologio; i cani ulularono, i gatti miagolarono, i gufi bubolarono e tutte quelle cose lì, che succedono di sera, anche se non sempre ci si fa caso. però non era sera per nulla. non era nemmeno mezzogiorno!

dopo pochi minuti, ecco che un raggio di luce spuntò e pian piano il sole sorse di nuovo, da dietro la luna.

AH! esclamarono in molti.

OH! esclamarono altri.

UH! IH! EH! esclamò chi era rimasto in silenzio, ma a bocca aperta. e ognuno portò con sé quella meraviglia, come era sempre successo da millemila anni in qua, come quando ci si innamora.

e se qualcuno ti dirà un giorno, che per innamorarsi non c’è nulla di meglio del tramonto... beh, rispondi che per meravigliarsi è sufficiente puntare la sveglia un po’ prima dell’alba.

© andrea valente