questo racconto è tratto dal libro eh! come emozione

la festa dei nonno è il due di ottobre, ma anche in tutti gli altri giorni dell’anno...

il nonno e il marziano

un giorno, alle undici e trentasei, ora di saturno, un marziano in piena regola sorrise bel bello proprio nel mezzo della piazza della città.

non ti dico lo stupore dei passanti, che tutto si sarebbero aspettati, tranne un incontro a tu per tu a quell’ora del mattino, mentre i più erano intenti a pensare a cosa preparare per pranzo.

lo stupore diventò subito paura, che non si sa mai... sono cattivi, i marziani, tutti lo sanno... sono perfidi, mostruosi, orripilanti, puzzolenti, con le loro sette ascelle. perché i marziani hanno la pelle verde e sette ascelle, tutti lo sanno. o meglio, nessuno lo sa, come sia fatto un marziano, ma non vorrai mica immaginartelo gentile, simpatico e magari pure sorridente?!

va da sé che ognuno scappò dove trovò un rifugio: sopra i tetti, dentro i tombini, nel frigorifero, nel bagagliaio di un taxi... e in pochi istanti la piazza fu deserta, con il povero marziano solo soletto, senza più nessuno cui sorridere.

allora si avvicinò all’aiuola e colse un fiore, per donarlo al primo o alla prima che avesse incontrato, magari aggiungendo pure un buongiorno, che male non fa. chissà come si dice, buongiorno, nella lingua dei marziani...

«ecco, guardate!» brontolò il giardiniere comunale. «quel vandalo marziano sta devastando la natura! brutta gente, i marziani!»

e non furono pochi quelli che fecero sì con la testa, forse pure quello chiuso nel bagagliaio che non aveva visto nulla.

sempre solo, solissimo, il marziano si sedette al tavolino di un bar, lasciato deserto dai terrestri fuggiti. se fosse passato qualcuno o qualcuna avrebbero preso insieme un caffè. chissà se i marziani, nel caffè, mettono anche lo zucchero...

«ecco, guardate!» esclamò il barista. «quell’invasore si siede senza pagare! di sicuro vuole appropriarsi del mio bar! brutta gente, i marziani!»

e di nuovo tutti a fare sì con la testa.

a un certo punto, il marziano più solo che mai, forse per la fatica del viaggio da marte o da chissà dove, forse per la noia di non aver nessuno con cui scambiare due chiacchiere, fece uno sbadiglio, con tutti i suoi quattrocentoventotto denti, le sei lingue e le due ugole. chissà se davvero i marziani hanno tutti quei denti e se ci sono i dentisti anche a casa loro...

«ecco, guardate!» strillò la farmacista. «sono voraci i marziani! famelici, golosi, ingordi... e poi a noi restano soltanto le briciole! brutta gente, i marziani!»

e ancora tutti fecero sì con la testa, a parte uno, che ingurgitò l’ultimo boccone del panino, prima che il marziano glielo rubasse.

più solo che mai, il marziano passeggiò fino al parco, vista anche l’aria tiepida di quell’ora del mattino. lì vide il nonno, tranquillamente seduto su una panchina, come faceva tutte le mattine, di tutti i giorni, a parte quando pioveva.

«attento, nonnino!» urlò il sindaco. «quello è un marziano cattivo!»

«attento, nonnino!» gridò la maestra di geometria. «quello ti sbrana, ti deglutisce e ti digerisce!»

«attento, nonnino!» strillò non so chi. «non te l’hanno raccontata la fiaba di cappuccetto rosso?!»

e tutti a far sì con la testa.

ma il nonno, forse un po’ sordo, forse semplicemente distratto, non ascoltò nessuno. anzi, quando il marziano si avvicinò fino a quasi sfiorarlo, lui si scostò un po’, per lasciargli posto sulla panchina.

«questo è per lei» disse il marziano, porgendogli il fiore.

«e buongiorno!» aggiunse.

«buongiorno a lei!» rispose il nonno, che ricambiò il sorriso.

«posso offrirle un caffè?» continuò. «lo bevete il caffè, voi, su marte?»

fu così che alle dodici e quarantotto, ora di mercurio, i due erano ancora lì che chiacchieravano; alle quattordici e sei minuti, ora di giove, parlavano e parlavano, ogni tanto ridendo di qualcosa. alle diciotto e trentadue, ora di venere, con le luci del tramonto tutt’intorno, il nonno e il marziano si salutarono con un abbraccio, lieti di aver trascorso il pomeriggio in compagnia.

arrivato a casa, il nonno scrisse subito sul suo diario:

oggi ho incontrato un terrestre così gentile, affabile e simpatico, che lì per lì quasi lo scambiavo per un marziano...

© andrea valente