questo racconto è tratto dal libro così per sport

il record del mondo dei record del mondo appartiene al saltatore in lungo bob beamon, che il 18 ottobre 1968 saltò otto metri e novanta, record del mondo, restando imbattuto per quasi ventitré anni, record del mondo.

da qua a là

quando aveva più o meno due anni – più meno che più – a robertino piaceva saltare sul materasso del suo letto, lasciandosi cadere tra lenzuola e cuscini. rimbalzava con gioia e volava beato. finché un giorno il suo sguardo fu attratto dalla presenza lì accanto, a un paio di metri da lui, del letto di suo fratello, che era lì da quel dì, ma fino ad allora non ci aveva fatto caso.

bello sarebbe – pensò – saltare da qua a là, svolazzando da un materasso all’altro.

si concentrò bene, fece un respiro profondo, poi lo trattenne del tutto, quindi si lanciò con una breve rincorsa e spiccò un salto come mai aveva fatto prima di allora.

succede spesso, ai bambini di due anni, di avventurarsi in imprese mai provate fino ad allora. forse più sempre che spesso. praticamente ogni cosa è una novità, per loro: la neve che cade, il sapore del succo d’albicocca, il colore del mare, il suono della cornamusa, senz’altro più piacevole e musicale del tonfo che si sentì nell’attimo che seguì.

robertino era miseramente caduto sul pavimento senza nemmeno aver sfiorato il letto del fratello. era caduto di faccia e ora sentiva un dolore intenso un po’ dappertutto, in special modo al naso e alle ginocchia. ma ancor maggiore era per lui il dolore di aver fallito nell’impresa. che vergogna!

va da sé che robertino cominciò a piangere, strillando a piena voce e inondando ogni cosa di lacrime, tanto da allarmare la mamma, che accorse veloce in suo soccorso. probabilmente al solo tonfo della caduta non avrebbe fatto caso.

da brava mammina curò il pargolo, carezzandolo sul naso e sulle ginocchia, per poi espandere le sue coccole un po’ dappertutto, al punto che il bimbetto non riuscì a comprendere come una tale sconfitta e un simile insuccesso potessero portare a un risultato così piacevole, cui si adeguò volentieri.

da ragazzo, robertino andava volentieri a spasso per la città. un giorno notò, dall’altro lato della strada, qualcosa di interessante nella vetrina di un negozio. cosa fosse non lo so, ma deve essere stato particolarmente intrigante, perché convinse il giovanotto a cambiare il proprio itinerario e dirigersi senza indugio sul marciapiede opposto. peccato solo per l’assenza delle strisce pedonali... mai attraversare la strada in loro assenza – robertino lo sapeva molto bene – ma con un salto avrebbe scavalcato strada e traffico. prese una buona rincorsa e spiccò il volo.

non deve essere stato un vicolo, la strada attraversata da robertino, perché più o meno a metà del volo la spinta cessò e il nostro cadde miseramente sulla linea di mezzeria. le automobili frenarono, i passanti accorsero e alcuni strillarono non so ché. arrivò un vigile e pure l’ambulanza e un giovane cronista scrisse subito un trafiletto per il giornale locale.

robertino, un po’ ammaccato, era travolto dalla vergogna e si augurò di sparire in qualche tombino, ma trovò la sufficiente lucidità per meravigliarsi di quanto una simile disfatta avesse potuto attirare così tanta attenzione, con tanto di blocco del traffico e tutto il resto.

da grandicello robertino, che continuava a chiamarsi robertino pur essendo ormai delle dimensioni di un robertone, si trovava sugli spalti dello stadio, per assistere alle gare di non so quali olimpiadi. sulla tribuna di fronte alla sua notò gli occhi belli di una ragazza che non ti dico. innamorato perso, si dimenticò di qualsiasi competizione e pensò a come fare per raggiungerla e scappare con lei. vista la folla e la sorveglianza, sarebbe stato impossibile recarsi di là in maniera tradizionale. non gli restava che provare con un salto.

di nuovo robertino prese la sua bella rincorsa e via!

ovviamente finì per terra al lato della pista di atletica, mezzo svenuto, ma sufficientemente sveglio per subire le ottantamila risate del pubblico, che di sicuro lo avrebbero travolto. invece no: gli ottantamila spettatori lo videro sì, volare e cadere, ma si entusiasmarono ed esplosero in un’ovazione, applaudendolo e portandolo in trionfo. e sì che il salto aveva fatto schifo davvero: nemmeno nove metri e patatrac!

è strano, il mondo – pensò robertino – cercando tra i centosessantamila occhi i due della bella, ma come andò a finire non si sa e la prossima volta che si fosse innamorato, probabilmente robertino avrebbe optato per una rosa e un invito a cena.

© andrea valente