correva l’anno 1851 e il giorno 14 novembre cominciò la sua avventura la balena più celebre della storia degli oceani e della letteratura. moby dick, mitica balena bianca lunga mille pagine o forse più.

la balena rosa

nacque un giorno, al largo di qualche oceano, una balena rosa. era una balenottera azzurra, quel cucciolo rosa, e vien da chiedersi perché le balenottere rosa non esistano e quelle azzurre sì, anche quando sono rosa come lei...

va da sé che la notizia della neonata balenottera si sparse in fretta, sull’onda delle correnti del mare, e non furono pochi i pesci e i cetacei ad accorrere, anche solo per darle il benvenuto o soddisfare la curiosità.

«da grande farò il personaggio dei cartoni animati!» esclamò la piccola, che era piccola pur essendo già gigantesca, ma tant’è: era azzurra pur essendo rosa e grande pur essendo piccola. sono gli scherzi della natura.

«non credo... – borbottò mamma balenottera, che invece era azzurra davvero, come nelle foto delle enciclopedie – perché di rosa in quel mondo disegnato c’è già una pantera: la pantera rosa, per l’appunto! e tu mi pari molto più balena che pantera, non credi?»

«ma rosa sì!» insistette lei.

«allora... – continuò, mettendo in moto la sua bella immaginazione – allora resterò balena, ma ne andrò in giro per il mare e un tal giorno inghiottirò geppetto e la sua barca a remi!»

bella idea! ma povero geppetto...

«non credo... – borbottò di nuovo mamma balenottera – perché la balena di pinocchio in realtà era un pescecane e le storie sono sempre più belle se raccontate come le aveva scritte l’autore, non credi?»

la piccola annuì. in fondo non le dispiaceva non essere un pescecane o addirittura un tonno e, soprattutto, non avere la espressione da tonno, magari lesso, né da pescecane.

«allora... – riprovò – allora andrò a far compagnia a un vecchio marinaio in mezzo al mare, così se non pescherà nulla, avrà almeno qualcuno con cui trascorrere il tempo.»

«non credo... – borbottò per la terza volta mamma balenottera – in questo caso si trattava di un marlin, che non sarà un tonno, ma nemmeno una balenottera come te.»

però era una buona idea, cara balena rosa.

«allora... – esclamò infine la balena rosa – allora diventerò una mitica balena inafferrabile, che sfuggirà a tutte le baleniere e, anzi, le farà affondare!»

«non credo... – si ripeté mamma balenottera, ma anche questa volta aveva una spiegazione – quella mitica balena era bianca, non rosa come te, e si chiamava moby dick. non ne fanno più di balene così...»

e nemmeno di libri, direi, ma per questo mamma balenottera trovò una soluzione. giunta la sera, al momento di metterla a nanna, che sognasse nel sonno, dopo aver tanto sognato da sveglia, diede un bacio sulla fronte alla figlioletta e posò sul comodino una bella copia di pinocchio, una di il vecchio e il mare e una di moby dick, più una vecchia pellicola della pantera rosa, con tanto di colonna sonora, che ci stava proprio bene.

si addormentò in fretta, quella sera, la piccola grande balena rosa. si addormentò continuando ad immaginarsi nel mezzo di chissà quale avventura e, quando al mattino si svegliò, corse dalla mamma e, prima ancora di assaggiare la colazione, sorrise con tutti i denti che aveva:

«allora... – annunciò – allora farò la scrittrice e racconterò le storie di mille balene e di mille colori, tié!»

«anzi no! – continuò, anticipando appena la mamma, che di sicuro stava per dire non credo – non scriverò nemmeno un libro, ma ne leggerò il più possibile, che se tutte le avventure che mi vengono in mente qualcuno le ha già narrate, tanto vale mettersi lì e viverle insieme ai personaggi delle storie!»

«ecco, così va bene.» sorrise mamma balenottera, e la giornata poté cominciare.

© andrea valente