questo racconto è tratto dal libro un'idea tira l'altra

ci son cose che prima non c’erano e poi resteranno per sempre.

non fosse che...

sulle navi in costruzione c’è sempre molto da fare per tutti: chi fissa i bulloni sul parapetto, chi posa le assi sul ponte; chi annoda una cima, chi vernicia lo scafo; chi ripiega le vele, chi olia il timone; chi se ne sta in sala motori, chi a babordo a far non so che, o in cuccetta per un’ora di riposo. e nel porto c’è da costruire un molo, un fondale da dragare o una mina da far brillare.

in cantiere aveva trovato lavoro anche un giovane operaio trentino, impegnato come minatore fuochista. se ne era sceso dalle sue montagne proprio alla ricerca di fortuna, che tra i larici e le marmotte, negli anni sessanta dell’ottocento, non solo non c’era il mare, ma nemmeno tante opportunità di occupazione.

non fosse che la dinamite non è sempre facile da maneggiare e le mine a volte scoppiano prima che te lo aspetti e proprio a causa di una malaugurata esplosione il giovanotto si infortunò e il capocantiere, senza pensarci due volte, lo mise alla porta e lo licenziò.

solo, con il porto tutt’intorno, il giovane mariano era rimasto senza lavoro, senza fortuna e con il futuro più incerto che mai, e il mare non sempre riesce a darti sollievo, tant’è che lui guardò le onde per un’ultima volta, poi voltò loro le spalle e si rimise in cammino per tornare al suo paese lassù, ai suoi larici e alle sue marmotte, che qualcosa prima o poi sarebbe accaduto.

è lunga la strada, dal mare alle montagne, soprattutto se la percorri a piedi, passo dopo passo, senza un treno sul quale accomodarsi o un’automobile cui chiedere un passaggio. unico sollievo e unica compagnia un piccolo organetto viennese, di quelli con pochi tasti, che suonano quando li apri, soffiando musica dal mantice, che si rivelò pure utile per racimolare due monete, quattro sorrisi e magari un piatto di minestra per cena e un giaciglio per la notte: quanto bastava per recuperare le energie e rimettersi in cammino al mattino seguente.

non fosse che alle porte della cittadina di stradella, sui colli dell’oltrepò, anche l’organetto austriaco finì kaputt e, senza strumento, niente musica, niente monete, niente sorrisi, niente minestra e niente giaciglio, con ancora oltre metà del cammino da percorrere fino alle marmotte e ai larici.

fortuna volle che a stradella il giovane trentino ci arrivò all’inizio di autunno, quando sui colli si comincia a vendemmiare, poi a pigiare l’uva per il vino di tutto l’anno. e la vendemmia è un lavoro che da sempre necessita di tutto l’aiuto possibile e due mani in più avrebbero fatto comodo al contadino e garantito il piatto di minestra e il giaciglio a mariano, che non si fece pregare e cominciò ad accumulare grappoli piccoli e grandi di uva nera e uva bianca.

non fosse che, concentrato e attento a non sprecare un acino, lo sguardo del giovanotto fu un giorno distratto e rapito dagli occhi grandi e belli dell’angiolina, giovane anche lei e bella più che mai. un sorriso unì i due sguardi e quell’anno il vino sarebbe venuto ottimo davvero!

caso volle che l’angiolina fosse la figlia del vinaio, con tutte le sue botti e le sue vigne, e vendemmiare divenne leggero e soave, con il pensiero di lei tra i grappoli, al punto che all’inizio dell’inverno, con le botti ormai piene e il vino a maturare, mariano annunciò che le sue montagne avrebbero potuto aspettare e lui sarebbe restato lì con loro, accanto alla bella, che sorrise felice e beata.

quella sera, per rendere l’atmosfera ancor più romantica di quanto già non fosse, il giovane trentino riprese tra le mani l’organetto non più funzionante: lo scrutò di sopra e di sotto, la sbirciò di dentro e di fuori, poi provò a prendere un pezzetto traballante e fissarlo un po’ meglio, che magari avrebbe funzionato.

non fosse che quel pezzetto, il mariano lo fissò non così, ma cosà... ma che ne sapeva lui, poveretto, di come funziona un organetto? una sedia te la avrebbe costruita in un attimo e tanti altri lavori erano per lui una passeggiata, ma la musica è un’altra cosa e non è che puoi prendere un pezzo di organetto e metterlo a testa in giù...

o forse sì! provando ad aprire e chiudere il mantice lo strumento riprese a suonare, con le sue note messe in scala, dal do al si e ritorno, e ce n’erano persino più di prima, di note. quel pezzetto fissato per sbaglio, infatti ora suonava una nota in un senso e la stessa nota nell’altro, ma un’ottava più alta, raddoppiando in quel modo le note, con lo stesso numero di tasti.

la serenata quella sera funzionò che fu un piacere, tanto che angelina e mariano si sposarono ben presto e i due tra i monti ci sarebbero andati in carrozza, solo per far visita ai parenti. avendo moltiplicato le note per due, fu quel giorno la nascita della fisarmonica moderna e dal 1876 tutte le fisarmoniche del mondo sono realizzate così, con il pezzo talmente alla rovescia, che ormai è per tutti diritto così.

© andrea valente