in qualche modo, anche quest’anno ci sarà la prima alla scala.

la decima sinfonia

il buon ludovico, musico di discreta fama, aveva appena terminato di scrivere una dopo l’altra sul rigo le note e gli accordi della sua terza sinfonia, che già dalle finestre del vicinato, solitamente serrate per bene, cominciarono a scrosciare applausi: dapprima timidi e flebili, poi più decisi e convinti, fino all’ovazione finale.

caspita, ludovico, e tu che pensavi di essere solo soletto a inventare melodie in una sorta di eroica composizione da mettere i brividi!

qualche tempo trascorse e il brillante ludovico, musico di ottimo successo, aveva con grande sforzo distribuito le sette note in bell’ordine, con diesis e bemolle al punto giusto, e si apprestava a battezzare la propria sesta sinfonia, come un pastore battezza le proprie pecorelle, quando di nuovo il quartiere, solitamente annoiato e distratto, riempì le vie di applausi ritmati e orgogliosi di cotanto concittadino.

perbacco, ludovico, e tu che pensavi di non essere conosciuto nemmeno dal postino, a parte quando recapitava le bollette della luce e del gas!

alcuni calendari più in là l’estroso ludovico, musico di fama ormai internazionale, aveva testé disposto un cospicuo gruzzolo di note noticine e annotazioni della propria nona sinfonia in modo corale sul pentagramma, che di nuovo da usci e cantucci ognuno si sentì in dovere di accogliere l’opera neonata con ovazioni da stadio e applausi pelare le mani.

caspita, ludovico! ma che ci fai, tu, alla musica!?

da quel momento il sindaco e il segretario comunale, la maestra e il dottore, il capo dei pompieri e la granduchessa del castello, tutti insieme si misero pazienti in attesa della decima sinfonia del ludovico loro, certi che sarebbe stata ancor più geniale ed entusiasmante della terza, la sesta e la nona messe insieme.

invece nulla.

nemmeno una microscopica sinfoniucoletta. non un rondò, né un minuetto. non una canzonetta, né un de profundis.

niente di niente.

e allora, che si fa?

il sindaco, il segretario comunale, la maestra, il dottore, il capo dei pompieri e la granduchessa del castello, tutti insieme si diedero appuntamento una domenica sera alle dieci e zero sei e bussarono uno dopo l’altro alla porta di ludovico, per chiedergli il perché e il percome e supplicarlo di scriverla, questa benedetta decima sinfonia. già che c’erano, portarono in omaggio un pianoforte gran coda accordato di fresco, ma ciononostante alle dieci e zero otto i sei erano di nuovo per strada, al chiaro di luna, senza saper che pesci pigliare e, ovviamente senza pianoforte né gran coda.

«suvvia» lo esortò non so chi «fallo per elisa!»

«elisa chi?» chiuse il discorso lui, che certo non amava perdersi in chiacchiere. già: elisa chi?!

«è una cosa patetica!» brontolò non so chi altro, ma ludovico fece finta di non aver sentito... io non so se avrei avuto tanto autocontrollo.

«fallo per me!!!» strillò una ragazzina appassionata, che poi si fermò invano sotto il suo balcone nell’attesa di qualche timido suono melodico che uscisse di lì.

niente. più niente che mai.

anzi no. quando ormai si era persa ogni speranza e non si accettavano nemmeno più le scommesse, il cocciuto ludovico, musico tra i musici, socchiuse la finestra della cucina e vi si affacciò un occhio dopo l’altro, entrambi con lo sguardo truce. ai pochi presenti sussurrò appena poche parole:

«la scriverò, ordunque, questa benedetta decima sinfonia.»

olé!

«e la titolerò» continuò, senza lasciare il tempo di gioire «sinfonia nove e mezzo, dieci meno!»

l’imbarazzo fu generale e lo sconcerto anche di più: quello del sindaco e il segretario, del dottore, del capo dei pompieri e della granduchessa, mentre la maestra corse a ripassare la lezione di matematica. si decise quindi di far finta di non aver sentito, dimenticandosi ogni cosa. della fantomatica, richiestissima, attesissima decima sinfonia di beethoven non se ne parlò più nemmeno in pausa caffè e finalmente il geniale ludovico, musico inarrivabile, fu libero di sbizzarrirsi tra crome e biscrome a sfornare ouvertures, romanze, sonate, concerti, variazioni e bagattelle, senza che nessuno più gli arrecasse disturbo.

© andrea valente