questo racconto è tratto dal libro eh, come emozione

oggi ho una fame da coccodrillo!

il coccodrillo sottosopra

il coccodrillo aveva due lacrimoni agli occhi, così gonfi, ma così gonfi, che se scoppiavano si salvi chi può!

aveva appena inghiottito un cosciotto di nonsoché, azzannandolo con gli incisivi e masticandolo con i molari; la papilla titillava, il velopendulo sfrizzolava e l’ugola era galvanizzata, che al posto del coccodrillo avrei pianto anch’io. il nonsoché, rimasto senza cosciotto, invece no.

o meglio, aspetta...

a pensarci bene, il nonsoché avrebbe dovuto piangere, altroché: lamentarsi, strillare, ululare, sbraitare, dimenarsi. non è che uno può sbranarti un cosciotto e tu te ne stai zitto, non credi? e il coccodrillo, soddisfatto, avrebbe dovuto leccarsi i baffi, magari accompagnare il boccone con del succo di mirtillo appena spremuto ed eventualmente ordinare un caffè.

invece piangeva.

di gioia, ma piangeva e aveva uno sguardo tale, che veniva voglia di dargli una pacca sulla spalla per tirarlo un po’ su.

«perché piango?» borbottava, oltretutto, piangendo «quando invece sono felice come una fanfara e allegro come uno squillo di tromba?»

«con questi lacrimoni» continuava a pensare, battendo le sue grosse palpebre rugose «la gente penserà che sono triste e nessuno vorrà dividere con me l’allegria. che tristezza...»

«ma non è che se adesso mi rattristo perché son troppo felice» continuò a borbottare «va a finire che mi scappa da ridere per lo sconforto, con tutto il mio sorriso e le zanne in bella fila una accanto all’altra? con tutti i denti che ho, non c’è nessuno che mi batta!»

così, contento di non esser più triste, il coccodrillo si rimise a piangere per la gioia, con altri due lacrimoni pronti a inondare il circondario, che gli davano un’aria di disperazione, che di nuovo viene da piangere anche a me. demoralizzato e afflitto, gli scappava quindi da ridere e, con tutta quell’allegria, poi la tristezza, poi l’allegria, poi la tristezza, poi l’allegria... la cosa continuava per ore, senza trovar soluzione.

finché il coccodrillo non azzannò anche il secondo cosciotto di nonsoché e lo ingurgitò in un boccone, badando bene, però, di mettersi questa volta sottosopra, sdraiato sulla schiena, per vedere se le cose alla rovescia sarebbero tornate diritte.

se funzionò, nessuno lo sa. di sicuro era più facile per lui grattarsi la pancia per la soddisfazione.

© andrea valente