questo racconto è tratto dal libro canzoni senza musica

tutto pronto per san valentino?

il nonno nel cassetto

la prima volta che il nonno, ancora ragazzino, incrociò lo sguardo fascinoso e affascinante della nonna, ragazzina pure lei, anche più di lui, ne rimase colpito all’istante e cominciò a imbastire un piano strategico per conquistarne il cuore e tutto quello ce ci stava attaccato.

non era impresa facile, visti i tempi un po’ diversi da oggidì, e lo impegnò per vari anni della sua arzilla gioventù finché, coltivata una timida barbetta che lo facesse apparire più adulto, passò finalmente all’azione.

un fiore poteva essere senz’altro una bella idea per rompere il ghiaccio, ma certo non la più originale, anzi. con una rosa, una margherita o un tulipano ci avrebbe potuto provare chiunque, e probabilmente qualcuno lo aveva già fatto, ottenendo di sicuro un simpatico no, cosa poco piacevole davvero. certo, c’è fiore e fiore, e forse un girasole grande così avrebbe fatto la sua discreta figura, ma poteva essere opportuno pensare a un approccio alternativo.

una cenetta a lume di candela era il classico dei classici: tavolino appartato nella penombra e tutto il resto, la nonna non avrebbe saputo resistergli e la stirpe avrebbe avuto inizio, per il bene dei futuri figli, nipoti e bisnipoti. verificato il numero di banconote nel portafogli, il nonno tornò a pensare all’idea del girasole con maggior interesse, che il costo di un fiore, pur caro, difficilmente avrebbe avvicinato quello dell’antipasto: figuriamoci se ci si aggiungeva primo, secondo, contorno, dolce e vino spumante!

fu così che, verificate le previsioni del tempo, il nonno ottenne un appuntamento per una passeggiata al chiaro di luna.

l’atmosfera era quanto di meglio. fatte quattro chiacchiere su questo e su quello, offerto un cono gelato gusto fragola e cioccolato, finalmente il nonno porse il regalo studiato con cura alla bella e il mondo si mise a girare.

nel pacchetto – me lo avrà raccontato chissà quante volte, con tutto l’orgoglio del caso – aveva incartato per bene nientemeno che una lente di ingrandimento. non sto scherzando, proprio una lente di quelle da ufficio, accanto alla cucitrice e il tagliacarte, che però nel pacchetto non c’erano. quando ci penso mi viene ancora da ridere, o da sorridere. chi mai accetterebbe una lente di fidanzamento!

il trucco – e, quando il nonno lo ricordava, gli occhi gli brillavano sempre – fu la frase di contorno, con la proposta irrinunciabile di pensare in grande, partendo dalle piccole cose.

la nonna, classicona, non esitò a fargli capire che una rosa sarebbe andata bene lo stesso, ma poi gli gettò le braccia al collo e tutto il resto.

il fidanzamento durò i suoi begli anni, ma a un certo punto anche il nonno capitolò e i preparativi per il matrimonio mossero i primi ingranaggi. non prima di una proposta di quelle serie che, anche se il sì era a dir poco scontato, con la nonna che da un bel po’ si sognava con l’abito e il velo, andava comunque recapitata a dovere.

di nuovo una rosa poteva bastare senz’altro e ormai il lavoro ben avviato permetteva al nonno di offrire assai più di una cenetta a lume di candela. le due cose messe insieme sarebbero state coronamento di una serata indimenticabile, ma di nuovo il tutto gli appariva un po’ ovvio, banale e scontato. la nonna meritava una proposta assai più originale.

e di nuovo in una notte di luna piena, dopo un gelato gusto fragola e cioccolato e una passeggiata romantica, il nonno passò all’azione, che zorro non avrebbe saputo far di meglio: la fissò dritta negli occhi e, tenendole le mani nelle sue le spiegò come da un po’ anche lui avesse un sogno nel cassetto, e sappiamo di che sogno si trattasse.

la nonna non vedeva l’ora di dire di sì, ma lui non smetteva di parlare, anzi, raggiunto il culmine del discorso tirò fuori un pacco grandicello, incartato per bene e glielo porse. poi tacque, finalmente.

nel pacchetto c’era un cassetto, con tanto di maniglia in ottone. me lo immagino, il nonno, con il ghigno pronto! e mi immagino anche quella classicona della nonna, con il cassetto in mano... ma il messaggio era chiaro più che mai, perché per il nonno il sogno era proprio lei e quel cassetto il mondo intero da condividere. e se uno ti dona il mondo intero, cos’altro puoi volere di più?

pur senza mazzo di rose la nonna, ovviamente, disse sì e tutto il resto.

il viaggio di nozze fu a bordo di un tram intorno alla città, con gli amici a salire e scendere a ogni fermata, per un brindisi con gli sposi. certo, anche parigi poteva andare bene, ma quanti altri possono vantare un viaggio di nozze come il loro?

non passò anno da allora, che il nonno non tramasse qualcosa per celebrare il loro anniversario. come sempre, ogni anno il pensiero partiva da un fiore e una cenetta a lume di candela, per poi far cadere la scelta su un’idea un po’ più originale: una pallina da baseball al primo anniversario, per celebrare la loro prima homerun! olé! un cavatappi per brindare alla loro vita spumeggiante; persino un pedale da bicicletta, perché insieme avrebbero fatto molta strada. ognuna di quelle trovate la nonna la riponeva con cura nel cassetto del matrimonio, accanto alla lente d’ingrandimento.

quando, qualche anno fa, il nonno morì, il cassetto era stracolmo. fu una giornata un po’ triste, nonostante la luna piena su in cielo. però, tutto sommato, era bello vedere quanti amici aveva ancora intorno a sé, tanto che anche la nonna appariva abbastanza serena. entrò in chiesa nel silenzio, tra ceri accesi e corone di rose.

si fermò e le scappò quasi da ridere, o da sorridere:

«quando ti parlavo di fiori – sussurrò, guardando la foto sopra la bara – e di lume di candela, non pensavo che alla fine mi avresti preso davvero sul serio...»

© andrea valente