chissà se quest’anno a sanremo canteranno anche i musicanti di brema...

la pecora non è una pecora

in una famiglia di asini grigi accadde un giorno che mamma asina diede alla luce un asino bianco. bianchissimo addirittura, tanto che i festeggiamenti per il lieto evento si mischiarono subito alla curiosità per la stranezza, che ben presto si tramutò in disappunto e l’asinello, appena fu in grado di camminare, venne messo alla porta e addio.

«sei la pecora nera della famiglia!» lo accusarono. il fatto che un asino non sia una pecora e che il bianco non sia nero, evidentemente, non era per tutti così evidente. e poco importava se quell’asino aveva una voce calda e intonata, assai più gradevole del raglio stridente degli asini grigi della famiglia.

in una famiglia di cani bianchi accadde un giorno che mamma cagna diede alla luce un cucciolo rosso, così rosso che i festeggiamenti per il lieto evento si mischiarono presto alla curiosità per la stranezza, che subito si tramutò in disappunto e anche il cagnolino fu cacciato dal branco.

«sei la pecora nera della famiglia!» lo redarguirono. il fatto che un cane non sia una pecora e che il rosso non sia nero, evidentemente, non era per tutti così evidente. e poco importava se quel cucciolo aveva una voce musicale e melodica, assai più piacevole del’abbaiare assordante dei cani bianchi della famiglia.

in una famiglia di gatti rossi accadde un giorno che mamma gatta diede alla luce un gattino grigio con la zampina destra bianca. i festeggiamenti per il lieto evento di nuovo si mischiarono alla curiosità per la stranezza che, di nuovo, ben presto si tramutò in disappunto e il micio fu abbandonato al suo destino.

«sei la pecora nera della famiglia!» lo sgridarono. il fatto che un gatto non sia una pecora e che il grigio non sia nero, evidentemente, non era per tutti così evidente. e poco importava se quel micio aveva una voce soave e armonica, assai più gradevole del miagolio cantilenoso dei gatti rossi della famiglia.

in una famiglia di polli rossi, accadde un giorno che dall’uovo sbucò un pulcino blu. come negli altri casi, i festeggiamenti per il lieto evento si mischiarono alla curiosità, che si tramutò in disappunto e, appena il pulcino diventò gallo, fu cacciato dal pollaio, per la disperazione di un paio di pollastre che già si erano innamorate di lui.

«sei la pecora nera della famiglia!» lo additarono. il fatto che un gallo non sia una pecora e che il blu non sia nero, evidentemente, non era per tutti così evidente. e poco importava se quel gallo aveva un canto forte e tenorile, assai più bello del chicchiricchì chiassoso e assordante dei galli rossi della famiglia.

un giorno, sul far della sera, l’asino bianco, il cane rosso, il gatto grigio e il gallo blu si incontrarono proprio nel mezzo della piazza del paese. uno dopo l’altro si raccontarono le proprie sventure e, scoprendo di essere ognuno una pecora nera, si sentirono subito uguali tra loro e se ne andarono a spasso cantando allegramente.

il mattino seguente il gallo blu, il gatto grigio, il cane rosso e l’asino bianco, pecore nere com’erano, si presentarono all’ovile per conoscere altre pecore come loro. queste, tutte bianche e tutte uguali, scrutarono i quattro stranieri con sospetto, poi si presero mezzo minuto per pensarci, quindi comunicarono la loro decisione.

«non siete pecore per nulla – belarono in coro – e qui non c’è posto per voi.»

tutto sommato, però, ai quattro la cosa non dispiacque poi tanto, anzi. diversi com’erano, componevano una banda niente male e probabilmente a nessuno di loro sarebbe piaciuto essere uguale a tutti gli altri. salutarono con quattro sorrisi, un raglio, un abbaio, un miagolio e un chicchirichì, quindi se ne tornarono a spasso cantando in allegria.

© andrea valente