era il tredicesimo giorno di marzo del 1610, quando galileo galilei diede alle stampe il suo siderus nuncius

la pecora nera

la mamma si avvicinò al figlio e:

«tesoro – gli disse con tono maternamente affettuoso e paternamente deciso – ormai sei grandicello, devi cominciare a pensare di mettere la testa a posto. non si può essere ragazzi per sempre.»

«te ne stai lì – continuò – a dondolare come un pendolo, da qui a là e ritorno e poi di nuovo, con la testa e i pensieri chissà dove. anzi, lo so io dov’è la tua testa, fra le nuvole lassù... se vai avanti così mi farai vedere le stelle!»

lui la ascoltava in rispettoso silenzio, lasciando che lei continuasse nel suo sfogo:

«sei la pecora nera della famiglia! – affermò, a metà tra il severo e l’affettuoso – devi renderti conto che non sei tu il centro dell’universo; nella vita si deve guardare lontano, caro mio, bisogna essere dinamici!»

poi, dopo una pausa, concluse in modo quasi rassegnato:

«eppure... – balbettò – eppure qualcosa si deve muovere dentro di te...»

il piccolo galileo le sorrise e molto pacatamente disse:

«sì, mamma.»

poi se ne tornò nella sua camera a pensare a chissà cosa.

© andrea valente