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a volte capita di non trovare l’idea per un racconto. allora, senza lasciarsi prendere dallo sconforto, potrebbe essere sufficiente farsi un giro in bici, o in treno, al circo o al mercato...

titic e titac

quando ancora i libri venivano scritti con la macchina da scrivere, facendo titic e titac ad ogni ora del giorno, e titac e titic ad ogni ora della notte, c’era una macchina da scrivere che non faceva né titic né titac. neanche per sbaglio.

era la macchina da scrivere di uno scrittore coi capelli ricci, il gilet a righe e le scarpe slacciate, che era rimasto a corto di idee e non sapeva più cosa raccontare... un po’ come il panettiere senza farina o il vinaio senza uva.

un giorno, preso dalla disperazione, caricò la sua macchina da scrivere sulla bicicletta, saltò sul sellino e pedalò con gran fatica fino in cima alla collina. lì si fermò, riprese fiato, poi si guardò intorno in cerca di ispirazione.

niente.

allora fece un viaggetto in treno, portandosi dietro la bicicletta e la macchina da scrivere e si sedette accanto al finestrino per guardare il paesaggio in cerca di ispirazione.

niente.

così scese dal treno, parcheggiò la bicicletta ed andò al circo con la macchina da scrivere sotto il braccio, per guardare i pagliacci e gli elefanti in cerca di ispirazione.

ancora niente.

anche al mercato, spingendo la bicicletta tra la gente, con la macchina da scrivere nel cestino, non trovò ispirazione, ma si comprò un chilo di mele e due etti di prosciutto.

con l’occhio rassegnato tornò a casa, che era ormai sera. si fece una tazza di latte e biscotti, quindi si coricò nel lettone, con la macchina da scrivere in bilico sul comò, sperando di sognare qualcosa di interessante.

infatti, nel cuore della notte, mentre la luna se ne stava tranquilla nel cielo con le stelle tutt’intorno, lo scrittore si svegliò di sobbalzo con un sorriso da qua a là.

«idea!» gridò, con tanto di punto esclamativo. anzi, probabilmente lo gridò in stampatello:

«idea!!!… racconterò le avventure di uno scrittore senza idee!»

poi afferrò un foglio, si mise la macchina da scrivere sulle ginocchia e, titic e titac, cominciò a scrivere:

quando ancora i libri venivano scritti con la macchina da scrivere, facendo titic e titac ad ogni ora del giorno, e titac e titic ad ogni ora della notte, c’era una macchina da scrivere che non faceva né titic né titac. neanche per sbaglio...

io quella storia non l’ho mai letta, ma credo di sapere come va a finire...