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e anche quest’anno arriva l’ultimo giorno di scuola...

il giorno della pagella

il piccolo albert tornò a casa con la pagella tra i polpastrelli e non sapeva se essere contento oppure no.

sei. aveva preso un misero sei, che non è un voto brutto, se si pensa che si poteva prendere cinque o anche meno, ma non è nemmeno chissà che bello, in confronto a un bel sette o, meglio, un super otto. al nove e al dieci, invece, era inutile pensare.

arrivato a casa lanciò la cartella in un angolo, si cavò il berretto e si lavò le mani, quindi mise in fretta le gambe sotto il tavolo per cominciare a mangiare la minestra con insolita diligenza. teneva lo sguardo fisso nel piatto, cosa che insospettì i genitori più di un’impronta digitale sull’arma del delitto o un segno di rossetto sul colletto della camicia.

l’animo sensibile di albert gli impedì di tenere il segreto fino all’ultima cucchiaiata e, mentre la mamma si apprestava a servire due polpette a testa per secondo, eccoti la pagella transitare dai polpastrelli suoi a quelli di papà, dall’animo sensibile pure lui, ma non quanto il suo.

hmmm, sei...

il piccolo albert, coi capelli arruffati, sorrideva come se un’espressione allegra potesse rendere il sei un po’ meno sei, ma lo sguardo di papà era apparentemente meno sorridente.

«ma questo è un sei...» esclamò, dimostrando di saperci fare, con i numeri. e passò la pagella alla mamma per una verifica.

le polpette si raffreddarono in fretta, ma il sei non ne voleva sapere di diventare qualcosa di più di un sei. eppure bastava metterci un po’ di fantasia. che so, leggere la pagella alla rovescia ed ecco che albert avrebbe preso un bel nove e tutti avrebbero festeggiato fino a sera, con dolci e spumante...

invece il sei era un sei. il piccolo albert lo sapeva, il papà e la mamma lo sapevano e lo sapevano pure le polpette.

«è meglio di sei meno!» fu il pensiero più ottimista, per quanto ci volesse poco a controbattere che era anche peggio di un sei più, che se è vero che tutto è relativo, ancor più vero è che un sei è un sei e basta. ma in fondo, più o meno, cosa importa?

senza dire altro il papà si alzò, uscì dalla sala da pranzo e si infilò in soffitta. di lì ne venne fuori qualche minuto più tardi, con la giacca impolverata ed in mano una custodia nera, impolverata anche di più. la porse al figlio dall’animo sensibile e, carezzandolo amabilmente sulla nuca, si congratulò per il sei.

«se la matematica non fa proprio per te – lo rassicurò – il violino potrebbe essere la tua strada.»

«tieni – continuò – prendi, suona, studia ed esprimi con questo quello che sei!»