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a volte è meglio stare all’occhio...

l'occhio che vola

sulla faccia di un tipo, alla sinistra del naso, c’era un occhio capriccioso che a volte – perché, non si sa – si svegliava con la voglia di farsi un giro.

allora il tipo batteva le palpebre velocemente e le chiudeva con una smorfia e tutti pensavano che avesse un tic o un moscerino spiaccicato sulla pupilla. invece era proprio l’occhio che cercava di andarsene – dove, non si sa.

un giorno, al centoventiquattresimo tentativo – come, non si sa – l’occhio se ne sgusciò davvero lasciando il tipo orbo. lui cercò di tappare il buco con una mano e di riacciuffare l’occhio fuggiasco con l’altra, ma ogni tentativo fu vano e l’occhio se ne volò via.

non sapevo che gli occhi volassero, ma fino ad allora nessuno ci aveva provato ed era impossibile saperlo.

fatto sta che l’occhio salì un bel po’, fino ad arrivare quasi in mezzo alle nuvole e lì si fermò. guardò verso il basso per vedere il mondo da lassù, se fosse lo stesso mondo che vedeva da quaggiù. e in effetti tutte le cose erano allo stesso posto. un po’ più piccole, così lontane, ma allo stesso posto: le case, le strade, le automobili e le biciclette, però vuoi mettere la differenza?!

bastò un attimo – un’occhiata, dirai tu – per vedere le cose da una prospettiva diversa e il mondo gli sembrò subito un mondo nuovo.

l’occhio, per l’emozione, lasciò perfino cadere una lacrima, anche se quello che laggiù se la pigliò sulla zucca pensò che cominciasse a piovere e corse in casa a prendere un ombrello... ma bisogna capirlo: lui il mondo dall’alto non lo aveva mai visto.

dopo aver guardato e riguardato, visto e rivisto, sbirciato e risbirciato, l’occhio soddisfatto pensò che fosse ora di tornarsene dal tipo, poveretto, sempre alla sinistra del naso. così, quatto quatto, zitto zitto, si rinfilò tra la palpebra superiore e quella inferiore ed in fretta le chiuse entrambe che ormai si era fatta notte ed era ora di dormire. infatti il tipo cominciò a russare.

al mattino, appena sveglio controllò allo specchio di avere entrambi gli occhi e tirò un bel sospiro di sollievo, felice che nulla fosse cambiato. ma si sbagliava: da quel giorno anche lui, senza accorgersene, cominciò a vedere il mondo in un modo un po’ diverso e questo grazie a quell’occhio un po’ pazzo che si era messo in mente di girare il mondo.