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questo racconto è tratto dal libro gli streghi

come siamo messi con le tabelline?

le quattro sorelle

una volta c’erano quattro sorelle: una alta, una bassa, una a metà e l’altra... l’altra non si sa.

anzi no, le quattro sorelle erano tre, perché se della quarta nessuno lo sa, probabilmente non c’era per nulla, altrimenti almeno una piccola cosa la si sarebbe saputa, non credi? e quattro meno uno fa tre, quindi c’erano tre sorelle: una alta, una bassa e una a metà. così va meglio.

già, però, mah, chissà... come fanno le tre sorelle a essere tre, se tutti le conoscono come le quattro sorelle? quattro non fa tre, la differenza è di uno e uno, ancorché piccino, è già troppo per tenere ogni cosa al suo posto. il problema era di difficile soluzione, anche perché ogni volta che si contavano – quella alta, quella bassa e quella a metà – le quattro sorelle erano tre e la matematica parlava chiaro già allora.

passò da quelle parti un ragazzino, con lo sguardo arzillo e il cervello fino. guardò le quattro sorelle, anzi tre, sorrise, sorrise, sorrise e salutò, salutò, salutò, con una tale cortesia, che anche le ragazze sorrisero di rimando, ma solo una volta a testa. e meno male che le tre sorelle – ma non erano quattro?! – non eran dodici, altrimenti il ragazzino avrebbe salutato, salutato, salutato, salutato, salutato, salutato, salutato, salutato, salutato, salutato, salutato e salutato...

«vuoi diventare nostra sorella?» gli chiese una, senza nemmeno consultarsi con le altre. però è anche vero che tre più uno fa quattro e se quel ragazzino fosse diventato loro sorella ogni problema si sarebbe risolto. tant’è che le due sorelle fecero sì con la testa e sorrisero ancor di più.

il ragazzino pensò di aver sentito male, che forse quelle cercavano un fratello o un maggiordomo, un pasticcere o un incantatore di serpenti. certo non una sorella, almeno in lui, ma per evitare malintesi, anziché far finta di non aver sentito:

«sorelle sarete voi, – esclamò con tono risoluto – una dell’altra e tutte quante insieme! al massimo, ma proprio al massimo posso essere vostro fratello... e se volete che sia vostro fratello, badate che domani è il mio compleanno e non dimenticatevi un bel regalo.»

«tre regali! – continuò – uno a testa! e pure i regali per il compleanno passato, che non mi pare di averli ricevuti. e quelli dell’anno prima, e prima ancora, e prima di prima di prima.»

i tre sorrisi delle sorelle si incupirono in fretta e le due guardarono storto la terza, che aveva avuto la bella idea di chiedere a quel ragazzino di far loro da sorella, senza nemmeno consultarsi un po’.

«niente sorella! – esclamarono in coro – né fratello, né qualsiasi altra cosa che comporti un regalo per il compleanno.»

«però noi siamo tre e tutti ci credono in quattro...» borbottò la sorella alta.

«e se fossimo in quattro saremmo comunque in tre...» bofonchiò la sorella bassa.

«beato te, che non sei sorella di nessuno...» bisbigliò la sorella a metà.

la situazione continuava ad apparire ingarbugliata e anche il sorriso del ragazzino si fece serio e pensieroso, oltre che contrariato per tutti quei regali che non avrebbe mai ricevuto. prese una matita e un quaderno a quadretti, scrisse due formule matematiche, disegnò un triangolo, un quadrato, un cerchio tutt’intorno, fece una giravolta, la fece un’altra volta, girò pagina, continuò a scrivere numeri su numeri, addizioni e sottrazioni, radici quadrate e simboli incomprensibili, finché il sorriso non riapparve sulle sue labbra, lo sguardo si rasserenò e se ci fosse stato un fringuello sull’albero avrebbe cantato chissà quale melodia.

«voi siete in tre!» esclamò, senza tema di smentita.

«esatto!» risposero le sorelle, sempre in coro.

«tre per due?»

«sei!» rispose la sorella a metà, che era la più brava con le tabelline.

«sei più sette?» le cose si facevano difficili...

«tredici!» balbettò la sorella alta che non aveva abbastanza dita per contare.

«tredici meno uno?»

«dodici!» strillò la sorella bassa, ma questa era facile...

«quante avete detto che siete?» domandò lui.

«tre – confermarono – siamo in tre!»

«dodici diviso tre?»

ci fu un lungo attimo di silenzio. le divisioni certo non erano la specialità di nessuna e ognuna sperava in cuor suo che a rispondere fosse un’altra. non erano forse sorelle per questo? si guardarono negli occhi alla ricerca di aiuto, di un suggerimento, di un piccolo segno di ottimismo. poi guardarono negli occhi in ragazzino: sei occhi contro due, quindi di nuovo si guardarono tra di loro. prima o poi qualcuna avrebbe dovuto rispondere e se avesse sbagliato sai che figura?

«dodici diviso tre?» ripeté il ragazzino.

«qu...» sussurrò la sorella alta.

«quatt...» farfugliò la sorella bassa.

«quattro!» esclamò la sorella a metà, prendendosi tutti i meriti per aver risolto il problema come un matematico sopraffino.

«quattro!» ripeterono le sorelle, in coro.

«quattro.» confermò il ragazzino «vedete che funziona?»

come abbia fatto, nessuno lo sapeva, ma finalmente le tre sorelle eran quattro, dopo tutto quel tempo in cui le quattro sorelle erano tre! chissà la gente cosa avrebbe pensato... avrebbero organizzato una festa nella piazza del paese. anzi, tre feste, o addirittura quattro! ne avrebbero scritto i giornali, ne avrebbe parlato la radio, la gente sarebbe venuta da lontano per non perdersi lo spettacolo...

emozionate ed entusiaste, le sorelle corsero dal sindaco, per rendere ufficiale la cosa e con la sua firma sulla pergamena e il bollo in ceralacca, da quel giorno, tra le tre e le quattro del pomeriggio, le tre sorelle – quella alta, quella bassa e quella a metà – si chiamano per tutti sorelle Quattrosorelle, tutto attaccato e con la Q maiuscola, e vissero felici e contente.