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esattamente sessant'anni fa...

però..

l’ultimo giorno dell’anno del 1961 vedeva come sempre ognuno indaffarato a verificare di avere abbastanza bottiglie di spumante; a sbirciare ogni orologio sperando che la mezzanotte non arrivasse troppo in fretta; a controllare che il giradischi funzionasse per bene e che tutti i dischi a trentatré e quarantacinque giri fossero a portata di mano, un po’ lenti, un po’ rock, un po’ swing; a decidere cosa indossare, di elegante ma non troppo, con i calzini rossi, o le mutande, per salutare l’anno vecchio come si deve e accogliere quello nuovo meglio ancora.

tutti, tranne quattro ragazzi di liverpool, cui del capodanno pareva non importare nulla, per i quali quella del trentuno di dicembre era semmai la data segnata in rosso in agenda per il provino a londra, negli studi di mister tony.

tra una città e l’altra ci sono poco più di duecento miglia di strada, che in automobile si percorrono in quattro ore o giù di lì. aggiungici pure una fermata a birmingham per una birra, partendo per tempo sarebbero arrivati puntuali o persino in anticipo. non, però, se si imboccava la strada sbagliata: quella che anziché di qua ti porta di là, che ti fa passare per manchester anche se manchester non è di strada, mentre le lancette dell’orologio camminano imperterrite e le quattro ore diventano cinque, poi sei... poi dieci.

fu così che paul, john, george e pete arrivarono lungo il tamigi appena in tempo per ammirare i fuochi d’artificio e brindare a mezzanotte in punto, sbaciucchiando chiunque fosse nei paraggi.

fu così che, anziché l’ultimo impegno del sessantuno, quello diventò per mister tony il primo del sessantadue e a qualche ora del primo di gennaio i quattro ambiziosi ragazzi di liverpool erano finalmente pronti per farsi ascoltare.

ora non è chiaro a che ora tony fosse andato a dormire, quel capodanno, né quanto tempo dopo sia suonata la sveglia; non si sa se avesse il classico mal di testa che segue una sbronza, né tante altre cose, ma da bravo imprenditore mister tony era in ufficio, quel mattino, pronto per ascoltare, finalmente, i quattro ritardatari di liverpool.

one, two, three, four e il concerto cominciò, che non era neppure male. a pensarci prima avrebbero forse ottenuto qualche sterlina d’ingaggio per suonare in un club e salutare l’anno dal palco. paul teneva il basso al contrario, forse ancora stordito dai festeggiamenti, però il suono era tutt’altro che rovescio e le note salivano e scendevano le scale senza fatica. la chitarra di george accompagnava senza andare fuori tempo ed era comunque il primo giorno di gennaio anche per lei. la voce di john non risentiva della nottata di allegria e il ritmo di pete alla batteria faceva il resto.

tutto sommato ci sono modi peggiori di cominciare l’anno, anche se quel nome da scarafaggio forse a mister tony non sfrizzolava del tutto.

ascoltò il primo pezzo senza disturbare. ascoltò il secondo sbirciando il tempo fuori dalla finestra. ascoltò il terzo pezzo battendo il ritmo con i polpastrelli sulla scrivania. ascoltò il quarto bevendo un caffè. ascoltò tutti i pezzi e per ognuno trovò una distrazione diversa, come se fosse una tecnica per concentrarsi e ascoltare meglio.

ascoltò la bellezza di quindici pezzi, che era quasi un disco intero, bello pronto, senza nemmeno bisogno di metterci troppo mano. non gli serviva far altro che sorridere, congratularsi, porgere il contratto per le quattro firme, sganciare una o due banconote di anticipo, telefonare a qualche amico giornalista e prepararsi per l’uscita.

infatti mister tony sorrise, si alzò dalla scrivania e si avvicinò ai quattro giovanotti di liverpool.

«ragazzi miei – borbottò – certamente siete bravini...»

bravini?!

«certamente – continuò – suonate benino...»

benino?!!

«però...»

però?!! davvero mister tony aveva detto però ai beatles, che... certamente non erano ancora i beatles famosi in tutto l’universo e oltre, però...

«però – riprese – ormai la chitarra la si suona solo più in spiaggia...»

«però – continuò – i gruppi di ragazzi ormai hanno stancato un po’ tutti...»

«temo davvero – concluse – che nello show business – cari ragazzi – non ci sia posto per voi.»

non fu un capodanno felice, quello del 1962, per i quattro ragazzi di liverpool, che uscirono dagli studi di mister tony un po’ abbacchiati.

«al posto della chitarra potremmo usare un’arpa...» propose john.

«chiederemo alla nonna di cantare con noi – aggiunse paul – per aumentare l’età media del gruppo...»

george mugugnò qualcosa e pete pensò che fosse finita lì e ben presto lasciò il gruppo.

passarono pochi mesi e mister tony, ascoltando distrattamente la radio o una musica che proveniva da qualche locale, pensò di riconoscere quelle note. infatti erano john, paul, george e il nuovo batterista ringo, che avevano pensato bene di non badare troppo allo scherzo di capodanno e incisero i loro primi singoli.

tony interruppe quel che stava facendo, si lasciò scappare una smorfia quasi simile a un sorriso e, lasciandosi travolgere dalla melodia esclamò:

«però!!»