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questo racconto è tratto dal libro un'idea tira l'altra

quando alla NASA si fece l’appello per il primo giorno di scuola, alan, virgil, john, scott, walter, gordon e donald urlarono presente! era il nove di aprile del 1959 e i primi astronauti potevano cominciare l’addestramento.

gli astrosette

«quanti sono i sette nani?» chiese il professore, con tono serio e interrogativo.

«sette!» si affrettò a rispondere pisolo, svegliatosi di soprassalto, cercando di incrociare gli occhi di dotto per ottenere un suo consenso. del resto erano sempre stati in sette, i sette nani, sin dai tempi dei fratelli grimm, che invece erano in due, ma questo importa poco.

«lo dice la parola stessa, signor professore...» esclamò gongolo, felice come una pasqua, compresa pasquetta.

«è anche vero che i tre moschettieri erano quattro...» brontolò brontolo, che non era solito fidarsi della prima cosa che gli veniva detta.

«quante sono le note musicali?» chiese di nuovo il professore.

«sette!» esclamò ludovico, cantando dal do al si e viceversa, con doverosa intonazione, ritmo e tutto il resto. e anche se le note fossero centomila, messe in scala o raggruppate in accordi, scritte fitte fitte sullo spartito o sparpagliate qua e là sul rigo, sempre sette resterebbero, con i diesis e i bemolle a mettersi tra l’una e l’altra.

«e quanti sono i giorni della settimana?»

«sette! sono sette anche i giorni della settimana! – rispose prontamente la zia di non so chi – che infatti si chiama settimana... se si chiamasse cinquimana i giorni sarebbero cinque e il week end comincerebbe di mercoledì sera; se invece si chiamasse dodicimana al venerdì sarebbe ancora martedì e ci sarebbero tre lunedì mattina di fila.»

«per quanti mari vanno i pirati?»

«sette!» strillò capitan uncino.

«quante sono le stelle dell’orsa maggiore?»

«sette!» contò galileo.

«quanti sono i cieli del paradiso?»

«nove – sussurrò beatrice, che da quelle parti ci andava in vacanza – ma al settimo cielo siamo tutti felici e beati, mentre al sesto cielo piove sempre...»

«sette sono le meraviglie del mondo!» suggerì la bisnipote di semiramide.

«sono sette anche i peccati capitali!» aggiunse qualcuno, con tono iracondo.

«sono sette i libri di harry potter!» scrisse giovannina, con calligrafia arzigogolata.

«e sette sono i colori dell’arcobaleno!» dipinse vincenzino.

«e quanti sono i pianeti?!» tornò a domandare il professore, sempre serio e serioso.

«sette!» esclamò tolomeo, giunto in tutta fretta dalla grecia antica, ma non si capiva se aveva detto sette, perché ne era convinto davvero, o perché sette era la risposta del giorno, dai sette nani in poi.

«la terra, – cominciò a contare – mercurio, venere, marte, giove, saturno e la luna! sette!»

ne venne fuori un guazzabuglio che non ti dico, tanto che il professore prese il telefono, interpellò nientemeno che la nasa e organizzò una riunione a houston, dove si decise di verificare di persona, andando a esplorare lo spazio infinito che, essendo infinito, era poco probabile finisse con il sette.

e i primi astronauti scelti per questa incredibile missione, tanto per non sbagliare, furono sette e buona fortuna a loro!