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questo racconto è tratto dal libro sotto il banco, che torna in libreria il 23 maggio in una nuova edizione

tutto pronto per il maggio dei libri?

il centunesimo anno

già da vari anni valentina aveva preso l’abitudine di leggere qualche pagina prima di addormentarsi, non certo per conciliare il sonno, ma più probabilmente per dare qualche suggerimento ai sogni che di lì a poco la avrebbero intrattenuta.

sul suo comodino, però, oltre al libro che stava leggendo in quel periodo, c’era sempre posto per cent’anni di solitudine, che considerava la capitale del proprio ancor piccolo mondo. e guai a chi osava spostarlo da lì.

a volte ne leggeva una o due pagine, aprendo il libro a caso. lo faceva soprattutto prima di qualche giorno importante, come una sorta di portafortuna, e la cosa, in sé un po’ insolita, oltre che farla sorridere ogni volta, la tranquillizzava davvero.

era stato quello il primo libro che valentina aveva comprato per sé, senza dire né chiedere nulla a nessuno, e racchiudeva nelle sue pagine ben più di uno splendido romanzo: era la sua prima dichiarazione di indipendenza e ad esso era legato il ricordo della prima volta in cui valentina si era sentita grande senza averne paura o disagio.

la lettura non durò cent’anni, ma comunque ben più di un mese, e verso la fine valentina si prese un paio d’ore e cominciò a mettere mano alla libreria in camera sua. a grandi bracciate trasferì una massa di peluche e pupazzi sul letto: a loro avrebbe pensato più tardi. poi spostò, senza troppa cura, gli odiati libri di scuola un po’ sul ripiano di fronte alla scrivania ed un po’ sulla cassettiera.

vista così la libreria non sembrava più lei: non aveva mai notato che arrivava fino al soffitto. contò i ripiani: dieci. poi, con la riga da disegno, ne misurò la larghezza: ottanta centimetri. radunò i libri della sua infanzia e notò che ci stavano tutti in un ripiano. ed anche larghi. li poggiò con cura su quello più basso e fece un cenno come se li salutasse.

ribattezzò la libreria macondo e pensò che per riempire tutto quello spazio ci sarebbero voluti ben più di cent’anni, ma la cosa non la preoccupò.

dopo qualche anno valentina riprese in mano cent’anni di solitudine. non aveva ancora terminato il libro che stava leggendo in quelle sere, ma decise comunque di rituffarcisi dentro.

ci mise solo tre giorni, rubando molte ore al sonno, ma difficilmente sarebbe riuscita a dormire di più. arrivata alla parola terra, che chiude il romanzo, si sedette sul letto e guardò la sua macondo.

sugli scaffali lo spazio libero era ancora molto, ma la quantità di libri era già sufficiente per darle una certa personalità. oltre a quelli letti aveva infatti trasferito dalla libreria in soggiorno tutti quelli che prima o poi avrebbe sicuramente voluto leggere.

li teneva in ordine di casa editrice, in sott’ordine di collana, in sotto-sott’ordine (alfabetico) di autore ed in sotto-sotto-sott’ordine cronologico. valentina non era così ultraprecisa in nient’altro, ma i libri sono i libri.

chiuse il libro e fece per rimetterlo sul comodino, ma poi si fermò. guardò di nuovo la libreria, poi il comodino, quindi si alzò ed andò verso la libreria.

infilò un dito tra nessuno scrive al colonnello e l’amore ai tempi del colera, perché di garcia marquez, nel frattempo, aveva letto quasi tutto, e vi pose il libro.

pensò che sul comodino, da allora, avrebbe tenuto solo quello che stava leggendo e quello che avrebbe letto dopo. pensò anche che cent’anni di solitudine, sebbene messo come uno tra tanti, sarebbe sempre stato l’uno tra i tanti, e la cosa le piacque.

era l’inizio del suo centunesimo anno e valentina, quel suo primo giorno, lo trovò piacevole.