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questo racconto è tratto dal libro favole dell'ultimo minuto

anche le civette, a volte fanno cucù

la civetta e il cuculo

se ne stava appollaiata sul ramo, la civetta, ad aspettare il tramonto, quando un barbagianni fascinoso le volò accanto e la invitò per cena.

non ti dico l’emozione: la civetta cominciò a frullare le piume, pensando a cosa indossare, a quali scarpe si intonassero con il becco, a questo, a quello e pure a quell’altro, trascorrendo interi quarti d’ora a cambiare espressione davanti allo specchio tanto che, allo scoccare della mezzanotte, con la luna alta nel cielo, era ancora a metà dell’opera e il barbagianni se ne era volato via da un pezzo.

peccato.

l’indomani a svolazzarle intorno fu un allocco rubacuori e anche questa volta un invito per la cena non tardò ad arrivare.

la civetta accettò di buon grado e subito cominciò a spulciare nel guardaroba. un cappellino poteva essere simpatico, o forse no. le scarpe con il tacco erano eleganti, ma forse troppo. la gonna un po’ lunga o un po’ corta, ma forse più così o troppo cosà.

e di nuovo lunghe sedute davanti allo specchio, al punto che allo scoccare della mezzanotte, con la luna sempre lassù, l’allocco era volato via da un pezzo e lei se ne era rimasta di nuovo senza cena.

il terzo giorno la civetta si preparò in fretta e per tempo: una camicetta e un tocco di rossetto andavano più che bene e al tramonto era già lì sul ramo ad aspettare. peccato, però, che né un allocco, né un barbagianni volasse arzillo accanto a lei. non c’era nessuno, a parte un cuculo paffutello appollaiato sul ramo più in alto a pensare agli affari suoi.

la civetta gli si avvicinò e:

«sono pronta!» esclamò «portami a cena!»

lui la guardò di sottecchi, poi:

«cucù!» le rispose. e se ne volò via.