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atterrò nel minuscolo paesino di teller, in alaska, tra i suoi duecento infreddoliti abitanti, il dirigibile norge, con roald amundsen e umberto nobile a bordo, fieri di aver per primi sorvolato l’artide. non erano ancora le otto del mattino del quattordici di maggio del 1926 ed era quasi pronto il caffè.

un polo tira l'altro

c’era una volta un polo, anzi no. i poli son due, quello nord e quello sud e se non c’è l’uno non c’è nemmeno l’altro, nessun dubbio. quindi, c’era una volta un polo nord, anzi no, di poli nord ce n’erano quattro, altroché.

com’è questa storia, che pare una storia di quelle da c’era una volta, invece no, sono quattro davvero, i poli nord tutti quattro sotto la stessa stella polare, che anche lei proprio al nord non è, ma quasi, e non è il caso di andar troppo per il sottile.

prendi un cocomero e un ferro da calza. tieni il cocomero nel palmo della mano sinistra, e non dirmi che pesa, perché è vero che non è un mirtillo, ma ce la puoi fare, lo so. con i polpastrelli delle dita della mano destra afferra il ferro da calza. prendi bene la mira e poggia la punta del ferro nel punto opposto al picciolone, dove le striature verde chiaro e verde scuro, partono come raggi. fatto? non credi che con il mirtillo avresti avuto qualche problema in più?

con un ghigno un po’ sadico, fai forza con il braccio destro e infilza il cocomero senza pietà, lasciando che il succo sgoccioli un po’. spingi e spingi, fino a uscirne al punto opposto. ecco ottenuto uno splendido spiedino di anguria, poco adatto al barbecue, ma perfetto per questo esperimento astronomico-cocomerico. in pratica il cocomero è la terra e il ferro da calza l’asse terrestre, con la piccola differenza che nel mondo astronomicamente reale la terra esiste davvero, mentre il suo asse è immaginario, altrimenti chi ce la fa a infilzare il pianeta da un polo all’altro? già, perché il punto in cui lo spiedo entra e quello in cui esce, sono i poli del cocomero: uno a nord, l’altro a sud. per farla semplice, il polo nord geografico terrestre è il punto esatto in cui lo spiedo immaginario esce dal pianeta; è il punto attorno al quale tutto ruota. in pratica, se fossimo esattamente lì, in ventiquattro ore gireremmo semplicemente intorno a noi, senza spostarci di un millimetro. quando stiamo sull’equatore, invece, corriamo per quarantamila chilometri, per farci un giro al giorno: più di milleseicento all’ora. bella differenza, non credi?

c’è, però, anche il polo nord magnetico, non troppo distante da quello geografico, comunque da un’altra parte: più o meno si trova dalle parti dell’isola di ellef ringnes, in canada, ma ogni anno si sposta di un po’. è quella la zona dove punta l’ago della tua bussola e, se ci finisci sopra, impazzisce. nessun rischio, lì, di essere infilzati da uno spiedo! più probabile venire sbranati da un orso bianco, ma speriamo di no.

poi c’è il polo nord geomagnetico, che è parente di quello magnetico, con un geo in più, che è facile da ricordare, ma ti fa correre il serio rischio di confonderti. anche questo polo, più che un punto, come quello geografico, è una zona, come quello magnetico. ed ha grande importanza per scienziati e fotografi, perché è lì che si possono osservare le più fantasmagoriche aurore boreali, fenomeno straordinario e affascinante, che ti fa dimenticare il freddo tutto intorno e, se resti a bocca aperta per troppo tempo, finisce che ti prendi il mal di gola. ma ne vale la pena, credimi.

e il quarto polo? quale altra scusa avrà trovato chissà chi per inventarsi un polo in più? beh, sappiamo che sotto il ghiaccio del polo nord non c’è terra: non c’è un’isola, né un continente, come invece accade al polo sud. là sotto c’è acqua, altrimenti il sottomarino nautilus avrebbe avuto i suoi problemi a passare, non credi? ecco, immaginando che tutti i ghiacci si sciogliessero, avremmo un bel mare con le coste in canada e alaska, in groenlandia e scandinavia, in russia e siberia. il punto in mezzo al mare, più lontano da qualsiasi terra emersa, più o meno a millecento chilometri da questa o quella costa. è stato calcolato con righello e goniometro ed è stato chiamato polo nord inaccessibile, proprio perché più in mezzo al mare che mai e raggiungerlo a nuoto causerebbe un certo disagio.

il dirigibile norge, i quattro poli, li sorvolò tutti insieme.