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questo racconto è tratto dal libro ventimila leghe sopra i cieli

anche i lupi, a volte, hanno una fame da lupo

il lupo astronauta

la notte era piena come la luna rotonda lassù, con il suo faccione a guardare chi sonnecchia quaggiù. come il lupo, per esempio, che, anziché mettersi a ululare in cima a una rupe, se ne stava tranquillo e beato nel letto, arrotolato nelle lenzuola disegnate con stelle e stelline, con la testa sprofondata nel cuscino e ancor più immersa in qualche sogno.

già che c’era, sognava di andarsene a spasso tra le stelle e le stelline, ululando alla luna lassù. nella notte buia, anche quando la luna era un po’ meno piena e aveva una forma di falce di luna, veniva voglia di sognarla di giorno e di notte, con mille migliaia di stelle e stelline tutt’intorno in una galassia senza fine. la nonna gli aveva detto che quella galassia nel cielo si chiama via lattea, proprio come se fosse la strada di una città.

allora il lupo sognava il pianeta prosciutto, con satelliti di pancetta e mortadella; una galassia di tagliatelle, polpette di asteroide, la luna di formaggio e il sole all’occhio di bue, in un universo degno di un ristorante, non a caso a sei stelle.

non l’ha esplorato mai nessun astronauta, uno spazio così prelibato, e nemmeno assaggiato. il lupo invece sì, anzi di più; sognava porcellini spaziali, pollastre galattiche e bimbette cosmiche, che al solo pensiero lo stomaco entrava in orbita. tutto intorno immaginava cieli a pecorelle e mandrie di mucche nere e bianche a pascolare tra le stelle, al chiaro di luna, che come astronavi saranno state anche insolite, ma altrimenti chi lo faceva, tutto il latte della via lattea?

e poi un sogno è un sogno e se si vuol far volare una mucca nello spazio infinito non c’è nessuno che possa venirti a dire però, già, perché, ma e chissà...

anzi, potevano pensarci anche gli astronomi dell’antichità a disegnare nel cielo la costellazione della mucca, o quella del lupo! accanto all’orsa maggiore, a pegaso e orione. invece hanno fatto la costellazione del toro e vammelo a trovare, un toro che fa il latte. meglio, molto meglio, sognare quel che ti va.

andò a finire che, quando si svegliò, il lupo aveva una fame da lupo, che nello spazio è tale quale che sul pianeta terra, perché i sogni nutrono lo spirito, non certo lo stomaco. allora lasciò le stelle e stelline delle lenzuola sul letto e la luna a tramontare nel cielo ormai chiaro, quindi corse in cucina, pronto a sbranare il primo boccone che gli si avvicinasse alle fauci.

invece sulla tavola c’era una grossa tazza rotonda come la luna nel cielo, bianca e pallida come lei, piena com’era di latte, che il lattaio giancarlo aveva munto per lui. e lì accanto c’era sparso un piccolo sistema solare fatto di biscotti frollini a forma di stella e di luna, e granelli di zucchero come le stelle e stelline più lontane.

e il pianeta prosciutto?

ancora assonnato, il lupo non poté che rassegnarsi. mise la mucca nel frigorifero e, sorseggiando il latte, sgranocchiò i biscotti e inghiottì il suo sogno di diventare astronauta.