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questo racconto è tratto dal libro un'idea tira l'altra

era l’11 di giugno di vent’anni fa, quando il congresso americano stabilì e sentenziò che primo era arrivato il signor antonio...

pronto, chi parla?

essere i primi deve essere una bella sensazione, che si amplifica guardando negli occhi chi primo non è e magari arriva secondo, o terzo, arrancando, o con gli altri, chissà quando, o troppo tardi, come molti, o ultimo, come qualcuno, o non arriva mai e peggio per lui.

capita agli sportivi, che quando arrivano primi si godono la premiazione e festeggiano fino a notte fonda, magari dopo aver stabilito un nuovo record per gli annali o semplicemente esposto la coppa o la medaglia in bacheca. capita agli esploratori, che quando per primi posano piede su un territorio sanno che tutti gli altri arriveranno dopo di loro: fu così per il vichingo erik il rosso in groenlandia, per il signor colombo in america, per roald amundsen al polo sud e per mister armstrong sulla luna, beati loro... capita a tutti gli inventori, che prima della loro idea l’invenzione non esisteva e da quel momento sì e per qualche tempo sono gli unici ad averla e goderne.

l’inventore della sedia deve avere trascorso un quarto d’ora difficile da dimenticare, accomodandosi con una certa emozione su quel trespolo di legno con quattro gambe e uno schienale. ma ancora più indimenticabile dev’essere stato il momento della presentazione della trovata al mondo intero, in mezzo alla piazza gremita, con addosso gli sguardi curiosi e incuriositi di grandi e piccini. il tipo deve aver posizionato la sua novità sul palco e, nel silenzio generale si mise seduto. e tutti gli altri in piedi. dev’essere stata una sensazione unica, di potere e di onnipotenza, tant’è che il re si fece subito costruire un trono e ancora oggi funziona più o meno così, e vien da pensare che se l’inventore avesse chiesto un centesimo per ogni sedia costruita sarebbe diventato facilmente l’uomo più ricco del mondo.

l’inventore della pentola a pressione si mise a tavola mezz’ora prima di tutti e buon appetito. e quando gli altri servirono la minestra lui era già al caffè, grazie al suo collega inventore della caffettiera.

capita, a volte, che uno arrivi tanto primo che gli paia quasi di non essere arrivato da nessuna parte. l’inventore del temperamatite, per esempio, ha necessariamente dovuto aspettare l’invenzione delle matite, prima di poter intuire la bellezza della sua idea e trascorse probabilmente l’attesa al bar, giocando a carte con l’inventore della gomma per cancellare.

l’emozione di essere il primo capitò anche ad antonio meucci, soprattutto perché l’idea arrivò per caso, come un fulmine a ciel sereno, e certe folgorazioni rendono le emozioni più emozionanti ancora. il telefono: anche se la prima intenzione fu di chiamarlo telettrofono, meucci aveva inventato il telefono e il mondo, da quel giorno, sarebbe cambiato più che mai.

già, però, mah, chissà... caro meucci, che sei l’unico al mondo ad avere il telefono, chi pensi di chiamare? e, soprattutto, chi mai ti chiamerà? ecco che, vista così, l’invenzione del telefono apparve subito molto meno utile di una sedia o di una pentola a pressione.

fu un tale mister bell, un giorno, a chiamare.

«hello – fece gracchiare la sua voce attraverso il filo – sono bell, mister bell!»

«mister bell? – borbottò meucci, che sorpreso è dir poco – mister bell chi?»

«mister bell, – confermò quello – l’inventore del telefono!»

ci fu un attimo di imbarazzato silenzio, ma antonio meucci era abbastanza certo di aver capito bene.

«mi spiace per lei – borbottò, sempre attraverso il filo – ma il telefono l’ho inventato io. come farebbe, altrimenti, a chiamarmi?»

«infatti l’ho inventato io – insistette mister bell – come farei, altrimenti a chiamarla?»

entrambe le affermazioni non facevano una piega, come le camicie stirate per bene, grazie senz’altro all’inventore del ferro da stiro, che vestiva sempre più ordinato degli altri. fatto sta che la telefonata tra i due, da tranquilla chiacchierata si tramutò in animata discussione e, non fosse che ognuno se ne stava a casa propria, collegato all’altro solo da un lungo filo, probabilmente bell e meucci si sarebbero azzuffati come due ragazzi di strada.

«guardi – brontolò uno – metta giù, altrimenti la denuncio.»

«senta – brontolò anche l’altro – metta giù lei, altrimenti la denuncio io.»

chiudi tu, chiudi io, a un certo punto qualcuno dei due chiuse davvero, ma la lite continuò per decenni, su chi davvero aveva inventato il telefono e chi invece aveva fatto il furbo e copiato. ma la vera magia del telefono, in realtà, è che l’unica invenzione che per funzionare ha bisogno di due persone, è anche l’unica che, per oltre un secolo, ha avuto due inventori.