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era impegnata in una delle sue tante imprese, amelia earhart, mito dell’aviazione ai tempi in cui un aereo era ben più di un aereo soltanto. dopo aver trasvolato da qua a là nel mondo, eccola a intraprendere il giro completo del globo terracqueo. ma il 2 luglio del lontano 1937 la sua radio smise di trasmettere e di amelia, da allora, più niente si sa.

volo da te!

era un mattino soleggiato di fine dicembre quando, lungo la spiaggia di long beach, la giovane amelia – meeley per gli amici – si lasciò convincere dal fascinoso pilota frank a farsi un giretto con lui, a bordo di uno scricchiolante aeroplano. si era nel 1920 e quell’aggeggio pareva il massimo della modernità, con i suoi riflessi metallici e tutto il resto. sapeva, frank, che la giovincella non avrebbe resistito all’emozione e si sarebbe innamorata a metà strada tra decollo e atterraggio.

così fu.

beh, non del tutto. per lo meno non fu come il pilota frank se lo era immaginato: meeley saltò effettivamente a terra entusiasta, fibrillante e appassionata, ma ringraziò per il passaggio e se ne fuggì con un fiammante biplano, the canary, amore della sua vita...

abituato ad affrontare le intemperie del meteo, il giovanotto non era altrettanto uso alle turbolenze del cuore ma, pur desiderando farlo, non corse appresso alla passeggera, preferendo restare sulla pista ad ammirarla di lontano. l’indomani, nessun dubbio, sarebbe stato un altro giorno.

pare – ho detto pare – che il pilota frank, tra un volo e l’altro, si informasse quotidianamente sui progressi nel volo della bella amelia. e pare pure che sul suo volto s’accese un scintillante sorriso alla notizia che l’amata avrebbe volato in solitaria, prima tra le donne nella storia, dall’america all’europa, da terranova a parigi. innamorato più che mai, frank si aggiustò il ciuffo biondo e partì per la francia, dove avrebbe aspettato l’atterraggio lungo la pista, con una rosa rossissima tra i polpastrelli e il cuore a palpitare. con l’aggiunta di un paio di violini avrebbe vinto il premio di romanticone dell’anno.

peccato che un vento forte e malandrino costrinse meeley ad atterrare nel nord dell’irlanda, stabilendo comunque il suo record, ma lasciando il pilota frank e il suo cuore sulla pista di parigi a palpitare solitari. amelia avrebbe visitato la tour eiffel qualche altra volta, magari volandole intorno, ma probabilmente per allora la rosa sarebbe stata appassita da quel dì.

insinuare che la bella volante sia atterrata altrove proprio per evitare il suo spasimante dei tempi di long beach è un po’ impiccione e molto poco elegante. o forse è proprio per questo – pensi? – che meeley volò anche dalle hawaii alla california, prima al mondo a fare anche quello? o da los angeles a città del messico? e da lì a new york? dici che frank portò il suo sorriso, il ciuffo e il cuore palpitante anche tra i grattacieli? sarà per questo che in quegli anni i fiorai facevano affari d’oro?!

fatto sta che la bella e ormai celebre amelia ci prese gusto a girare il mondo, guardando tutti dall’alto. e probabilmente ci prese gusto pure il pilota frank a girare il mondo, aspettando sempre dal basso. al punto che si finì quasi per forza a organizzare uno svolazzante giro del mondo.

partenza da oakland, in california, tra tombe, tromboni e bandierine rosse e blu, con rotta verso burbank, poi tucson, quindi new orleans, con frank nascosto dietro un hangar. dalla louisiana a miami e a portorico, con frank rinchiuso dentro una cassa di rum. da san juan a caripito, in venezuela, a paramaribo, in suriname, a fortaleza, a natal, in brasile, con frank a mimetizzarsi sulla spiaggia, travestito da castello di sabbia. un salto sopra l’atlantico ed eccoti l’amelia a saint louis e a dakar, in senegal, e frank arrampicato su una palma tra le noci di cocco. dal mali al ciad al sudan, con frank a rincorrere a cavallo di un cammello e vien da chiedersi, a questo punto, in che condizioni fosse la sua bella rosa rossa... da khartoum all’eritrea, all’asiatica karachi, in pakistan, e da lì a calcutta, con il pilota frank nascosto tra i banchi del mercato; dall’india ad akyab, a rangoon, a bangkok e ancora frank a prenotare un tavolo al ristorante e ad esercitarsi con gli stecchini. ma non c’è tempo per il pranzo né per una cena romantica: via dalla thailandia verso singapore, l’indonesia e l’australia e frank nel marsupio di una cangura. da darwin a papua nuova guinea, all’atollo di nukumanu, con frank tra i coralli, fino all’isola di howland dove...

dove cosa accadde nessuno lo sa.

di amelia e del suo aereo si persero per sempre le tracce e nessuno, a tutt’oggi, sa spiegarci alcunché. che tristezza...

allora, se mi permetti, preferisco pensare che lì, nel bel mezzo dell’oceano pacifico, meeley sia atterrata finalmente accanto al pilota frank, stanco e stravolto, riaccendendone il sorriso, ripalpitandone il cuore e rifiorendone la rosa. lo so, probabilmente non andò proprio così, ma al loro posto anch’io, ti assicuro, avrei preferito volarmene via in due.