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questo racconto è tratto dal libro canzoni sotto il banco

ogni tanto capita di fermarsi a leggere una scritta sul muro...

io esiste!

per andare e tornare da scuola, maurizio saltava sull’autobus numero otto. la mattina lo faceva talmente assonnato che di rado se ne rendeva veramente conto; all’ora di pranzo, invece, ci saliva con un affamato impeto e caricava con sé gli umori della mattinata in classe, spesso, per la verità, imbronciati.

quell’autobus ormai, dopo quasi quattro anni, era un punto fermo per maurizio, così come l'autista, ambrogio, che non aveva mai saltato un turno, ed era diventato amico di tutta la truppa. in realtà ambrogio non era il suo vero nome, ma era così che da sempre lo chiamavano tutti e per quella mezz’oretta di tragitto probabilmente anche lui era convinto di chiamarsi così. il suo nome vero era ignoto a tutti.

e come l’autobus, anche il percorso, con le sue fermate, le curve e le conseguenti sbandate, gli eterni lavori in corso, che appena finivano da una parte cominciavano dall’altra, maurizio lo conosceva a memoria e lo tranquillizzava constatare, al mattino e a mezzogiorno, che nulla era cambiato.

sapeva che a metà strada i suoi occhi avrebbero letto distrattamente la scritta sul muro  della biblioteca: dio esiste, e che poi, per una decina di minuti, avrebbe arzigogolato intorno a quella frase, sommando un nuovo pensiero a quelli raccolti, giorno dopo giorno, nei quattro anni passati.

maurizio non sapeva se dio esisteva oppure no, né si poneva il problema, se non in quel quarto d’ora di autobus.

il solo fatto che qualcuno avesse scritto quella frase era sintomo dell’esistenza di un qualche dio, perché è difficile parlare di qualcosa che non c’è: lo diceva anche il prof. di filosofia: se puoi pensare a qualcosa, allora questa esiste.

sì, ma di che dio si parlava, su quel muro? e perché proprio sul muro della biblioteca? non era mica un muro qualsiasi. chissà se sulle pareti dell’ospedale qualcuno aveva mai scritto ippocrate esiste. maurizio, dai muri della scuola avrebbe volentieri fatto sapere a tutti che le vacanze esistono e forse questo aveva un po’ a che fare anche con l’esistenza di dio.

ogni giorno, maurizio ne trovava una nuova e pensò anche che quella frase era lì apposta per stimolare, oltre che la meditazione, soprattutto la fantasia. e perché mai, in quattro lunghi anni, nessuno aveva mai pensato a cancellarla, quell’affermazione abusiva? per rispetto? o forse per timore di una sorta di vendetta dall’alto? probabilmente era solo un burocratico ritardo, come i buchi nell’asfalto che ogni mattina mettevano a dura prova gli ammortizzatori dell’autobus numero otto e la stabilità nervosa di ambrogio, che non mancava di maledirli.

il primo giorno di scuola del suo ultimo anno di liceo, maurizio rivide volentieri ambrogio, ancorché entrambi fossero un po’ scocciati per l’effettiva fine dell’estate. si sedette pensando che quello sarebbe stato il suo ultimo primo giorno di scuola e la cosa lo fece inorgoglire.

verso metà percorso, però, maurizio notò da lontano che parte dei muri della biblioteca erano coperti da un’impalcatura, a sua volta rivestita con un telo verde sbiadito dal sole. senza aspettare un pensiero ben strutturato, cosa rara di prima mattina, la sua mente se ne andò da sola alla vecchia scritta, col timore di non trovarla più e, di conseguenza, di vedere incrinati i viaggi sul numero otto da lì a giugno. avvicinandosi si tranquillizzò, perché la gran parte era ancora ben leggibile e solo la prima lettera era stata inghiottita dalle impalcature.

maurizio si mise a ridere ad alta voce, non curandosi dello stupore dei suoi ignari compagni. per fortuna l’autobus fermava proprio davanti alla biblioteca, così poté leggere più volte la nuova verità: io esiste!

maurizio lo sapeva, di esistere: si salutava ogni mattina allo specchio, nonostante la vista annebbiata dal sonno. però fino ad allora nessuno aveva mai pensato di rendere la cosa così esplicita e questo gli fece pensare che anche le cose più ovvie, sempre che la propria esistenza potesse rientrare tra le cose ovvie, è bene ribadirle con fermezza.

io esiste, per fortuna!

quel mattino maurizio entrò in classe di buonumore.