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quest’anno a halloween mi travestirò da...

il bigodinosauro

in un’era talmente antica, che nessuno sa quand’era, e comunque prima ancora dell’invenzione della forchetta e del cucchiaio, vivevano qua e là sulla terra delle bestie grandi e grosse, ma così grandi e così grosse che quando russavano veniva il mare forza sette.

i dinosauri! – dirai tu – chi non lo sa?!

ed in effetti non è che ti sbagli di tanto, pensando a quei rettiloni, ma nel periodo che dico io i dinosauri, se c’erano, avevano sì e no tre anni ed il più alto non superava il metro e sessantatrè.

a vederle da lontano, queste bestie grandi e grosse, potevano essere scambiate con dei salici piangenti, soprattutto in estate, quando sono pieni di foglie, e soprattutto di notte, quando è facile confondersi.

ma bastava avvicinarsi un po’, o accendere la luce, per capire che non si trattava di un salice piangente e nemmeno di un baobab.

erano, invece, dei cosi pelosi, ma così pelosi che a dire pelosi non si dice abbastanza, ed invece di piangere come un salice emettevano un suono tipo brrreff, oppure brrruff, o anche brrroff, tranne quando avevano fame, che allora dicevano gnammm un po’ come si fa adesso.

quando parlavano, quindi, era davvero impossibile non riconoscerli. neanche in una notte senza luna.

gli studiosi della preistoria, soprattutto quelli con gli occhiali, hanno passato notti intere a chiedersi perché mai questi cosi pelosi non si fossero mai fatti un bel taglio dei capelli, e magari uno shampoo e una tinta, per vivere poi un po’ più tranquilli e meno pelosi, ma solo dopo anni di esperimenti e discussioni conclusero che la vera causa era che non avevano le forbici e non si poteva fare granché.

«le forbici no...» esclamò d’un tratto un piccolo scienziato cinese, mentre si abbuffava mangiando un piattone di spaghetti di soia.

«le forbici no – ripeté – ma i bigodini sì!» e si fermò a guardare, sorridendo, gli spaghetti arrotolati intorno ai suoi bastoncini.

mollò li il piatto e il tovagliolo e corse nel suo laboratorio a scrivere, scrivere e scrivere ancora, e poi a disegnare, cancellare e disegnare ancora una strana immagine del coso peloso, con i peli arrotolati in ciuffi e due occhi vispi.

dopo sei ore e trentadue minuti, che in cina sono lunghi quanto qua, uscì con lo sguardo arzillo ed un sorriso da qua a là, baciò sua moglie sulla fronte e corse sulla sua bicicletta verso l’istituto mondiale dell’enciclopedia, dove fece inserire alla lettere b la nuovissima definizione del bigodinosauro!