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questo racconto è tratto dal libro vedo nero

vide la luce all’inizio di novembre di sessant’anni fa, il re del terrore in formato dodici per diciassette, e da allora diabolik, ladro di denaro e gioielli, ci dona senza soste racconti e avventure vincenti e avvincenti.

le voci del paese

si sparse la voce che in paese sarebbe arrivato tale signor diabòlik, o diabolìk, di nome o di cognome non so. diabolicus lo chiamavano i più anziani, forse memori di qualche aneddoto che lo riguardasse, oppure rimasti alle lezioni di latino.

si sparse la voce e, con essa, si sparse pure un certo senso di preoccupazione, dovuto a cosa non so. forse a quella kappa a troncare il nome; forse al fatto che chiunque arrivasse destava sempre una certa curiosità mista a un’altrettanto certa diffidenza...

«di molto avrei preferito l’arrivo del giovane gongolo – borbottò uno – con quel suo nome ciondolante, che vien voglia di invitarlo a cena.» e in effetti una serata in allegria l’avrebbero trascorsa in molti, in paese, cantando, brindando e ingozzandosi di leccornie. avrei gongolato anch’io ma poi, gongolando tutti quanti, come distinguere gongolo dagli altri?

per tacere del rischio che, tra la folla avvinazzata, si infilasse il compare brontolo, con il suo grugno di cattivo umore, che avrebbe rovinato qualsiasi festa, gongolo compreso.

«mai una volta che arrivi archimede pitagorico – borbottò una – che rimetta un po’ le cose a posto, con qualche trovata degna dell’uno o dell’altro dei suoi nomi.» e di cose da aggiustare ce ne sono sempre un sacco: i buchi nell’asfalto, gli spifferi alle porte, il lampadario del salotto o lo spinterogeno del motore. sono tante e sono sempre lì, proprio perché né archimede, né pitagorico erano mai passati dalle nostre parti, men che meno i due insieme.

ora, con questo tale diabolik, non c’era di che stare tranquilli.

«quando arriverà il signor volpe fatemi un cenno.» borbottò un altro, che poi torno in fretta a fare ciò che stava facendo, rassegnato com’era che quel signor volpe non sarebbe passato fino a chissà quando, a piedi o a cavallo, non so. di diabolik, evidentemente, gli importava poco.

«vorrai dire zorro!» esclamò la professoressa di spagnolo, che ben sapeva che una volpe proprio zorro si chiama, in quella lingua. e al solo citarne il nome, ecco che due o tre ragazzine sorrisero, nella speranza di poter fuggire con lui.

ecco, con diabolik alle porte – chiunque lui fosse – la fuga cominciò a diventare una soluzione praticabile per molti, che però non sapevano immaginare un luogo davvero sicuro dove fuggire e, se proprio si doveva essere in pericolo, tanto valeva starsene a casa propria. in pericolo da cosa – oltretutto – non so.

«io gli preparo un bel piatto di lasagne – esclamò un’altra – che magari questo tale diabolik avrà fame.» è ben noto che intorno a un piatto l’amicizia ha più possibilità di sbocciare e, per quanto se ne sapeva, lo straniero aveva le medesime possibilità di essere simpatico, socievole, educato, raffinato e tante altre cose auspicabili più che mai.

si trascorsero un paio di giorni a immaginare la faccia del signor diabolik, espressione compresa, e non fu possibile trovarne due che coincidessero. finché, d’un tratto, la voce del suo arrivo cessò.

più che cessare fu soppiantata da un’altra voce, che riempì in pochi istanti i pensieri e i discorsi di tutti i cittadini, anziani e bambini compresi: pareva che il tale signor diabolik se ne fosse andato dal paese, così, senza nemmeno salutare.

«ma se cinque minuti fa doveva ancora arrivare?!» protestò un ragazzino, che fu subito messo a tacere. nulla di strano, anzi, quella era la conferma della diabolica azione del diabolico tipo: tu ti aspetti che arrivi e lui se ne va.

le gesta di diabolìk, o diabòlik, pur senza troppa dovizia di particolari, furono narrate e descritte fino a tarda notte, con grande enfasi sulle sue imprese e sulle sue abilità. nessuno osò coricarsi prima dell’ultimo racconto e – pare – nessuno riuscì ad addormentarsi dopo.

per anni, in paese, il signor diabolik fu il più citato in qualsiasi ricorrenza, il più ricordato in qualsiasi anniversario e il più desiderato in qualsiasi situazione. i più anziani, pur non avendolo mai visto, lo ricordavano da bambino e lasciavano spesso sfumare i loro ricordi in un bicchiere di vino. i più giovani millantavano di averlo avuto compagno di banco in ultima fila e qualcuna si vantò persino di una mezza storia d’amore, o anche solo di un bacio rubato.

oggi in paese poche voci si spargono e, quando accade, si provvede a metterle a tacere dopo poche chiacchiere e sussurri. vuoi mai che il tale signor diabolik torni e non trovi l’intera cittadinanza pronta ad accoglierlo...?!