racconto 221112.jpg

in due, a volte, funziona meglio...

l'otto che voleva essere un sette

al congresso dei numeri e della matematica l’otto prese la parola e, quasi sottovoce, borbottò.

«non mi importa di essere curvo e rotondo, grande il doppio di un quattro e poco meno di un nove, divisibile per due e...»

in sala si fece il silenzio.

«non mi importa di questo e di quello. io volevo essere un sette e invece sono un otto e la cosa non mi piace per nulla.»

il silenzio cominciò a ribollire.

«vorrei essere un sette – continuò l’otto – bello come il settebello, operoso come i sette nani, musicale come le sette note, giornaliero dal lunedì alla domenica, regale come i sette re di roma, piratesco come i sette mari, variopinto come i colori dell’arcobaleno, vivace, come le vite di un gatto...»

dalla sala si sentì applaudire.

era il sei, poverino, che anche lui voleva essere un numero in più e comprendeva appieno le lamentele dell’amico. gli si avvicinò, i due si abbracciarono diventando un bel quattordici, che diviso due faceva...

faceva sette, nessun dubbio! e il sei e l’otto se ne uscirono felici.