top of page
racconto 221224.jpg

e finalmente anche quest’anno è natale!

il giro del mondo di babbo natale

la sera del ventiquattro dicembre di non so quale anno, alle undici, cinquantasette minuti e una decina di secondi, babbo natale se ne stava seduto sul comignolo di un palazzo, in attesa dello scoccare della mezzanotte. solo allora avrebbe lasciato cadere pacchi, pacchetti e pacchettini per tutti i pischelli in attesa. e a mezzanotte e cinque avrebbe già finito tutto e cancellato ogni traccia, per tornarsene tranquillo a casa, lassù a due passi dal polo nord.

come ogni anno non avrebbe lasciato bambino al mondo senza il suo bel regalo, né avrebbe tralasciato anche il più sperduto tra i comignoli, entrandovi fin sotto l’albero addobbato. il tutto, come sempre, senza sporcare il vestito rosso da pompiere, nemmeno per sbaglio o per distrazione.

niente male, come lavoro, quello di babbo natale. fai ogni cosa in pochissimi minuti, rendi tutti felici e poi hai un anno intero per riposarti e farti gli affari tuoi. e gli anni bisestili pure un giorno in più.

in questi casi il freddo delle notti invernali, la neve e il ghiaccio sono problemi di poco conto, con dodici mesi di vacanza che ti aspettano.

però...

però in quei due minuti e cinquanta secondi circa che mancavano alla mezzanotte, a babbo natale venne in mente un pensiero che gli mise in moto tutte le rotelle del cervello, facendo un gran chiasso sotto il cappello tra un orecchio e l’altro.

dovette concentrarsi ancor di più per non distrarsi e portare a termine il suo compito, ma appena giunto a casa, bevuta una tazzona di tè alla rosa di bosco, si accomodò nella sedia a dondolo e, lasciandosi cullare, pensò e ripensò.

il problema era che far visita a un ragazzo di new york e uno di shanghai nello stesso medesimo minuto secondo non era per nulla semplice, anzi! e non conta il fatto che il suo orologio fosse vecchiotto e sgangherato. era questione di prontezza, tempestività e puntualità. fino ad allora gli era sempre andata bene, ma da qualche tempo babbo natale sentiva un po’ il peso degli anni, oltre a quello dei regali.

bisognava senz’altro trovare una soluzione.

non sapendo da che parte cominciare sbirciò nella sua libreria e tra il manuale pratico di trigonometria e un trattato di filologia classica sfilò il suo vecchio libro di geografia e astronomia.

caspita, babbo natale! e io che pensavo tu leggessi solo fumetti...

lo sfogliò aprendolo a metà, leggiucchiò qua e là, probabilmente a caso, finché tra mappe, grafici e tutto il resto, tra uno sbadiglio e l’altro venne colpito chissà come dai meridiani e i paralleli. e tra i meridiani la parte che più lo intrigò fu quella sui fusi orari, che fan sì che quando qui è mezzodì, a tokyo già sia ora di cena. e quando a tokyo si cena a buenos aires si fa colazione. e di nuovo tra meridiani, paralleli e fusi orari ecco scoperto il trucco.

«a ben vedere – pensò a voce alta, come gli scienziati più ispirati – di mezzanotte ce ne sono ben ventiquattro sulla terra, che da sempre gira su se stessa impiegandoci un giorno intero. questo lo sa anche la maestra, che non ha il mio libro di geografia e astronomia!»

fu così che, l’anno seguente, la sera del ventiquattro dicembre alle undici cinquantotto e ventiquattro secondi, babbo natale oltre a tutti i regali portò con sé una mappa del mondo intero, con tante righe verticali segnate in rosso.

cominciò – beato lui – dalle isole fiji, disperse nell’oceano pacifico. come detto, era mezzanotte ormai. dopo un’ora eccolo in micronesia, dove di nuovo era mezzanotte. poi a vladivostok, tra i ghiacci della siberia, ovviamente a mezzanotte. un’altra ora e babbo natale era a seoul, in corea, a mezzanotte in punto e sessanta minuti più tardi dal sultano del brunei, che per quanto sia ricchissimo vuole un regalino pure lui, a mezzanotte precisa, ci mancherebbe!

il trucco dei fusi orari funzionava che era una meraviglia e poco importa se, lavorando ventiquattr’ore, anziché un minutino solo, avrebbe avuto un giorno in meno di vacanza. eccolo quindi nel vietnam e, ora dopo ora, in bangladesh; nello sperduto uzbekistan; alle isole seychelles.

non bastava? allora avanti con i leoni del kenya, che a quell’ora dormono tutti; tra le piramidi d’egitto e tra le bellezze d’italia, che a mezzanotte sono più belle ancora. l’ora dopo era a londra, capitale d’inghilterra; poi a lisbona, in portogallo e sempre, ovunque, era mezzanotte. eccolo a bermuda, in mezzo all’oceano atlantico e dopo due mezz’ore a rio de janeiro, brasile, sulla spiaggia di copacabana. quindi a caracas, venezuela; sulle ande del perù; all’isola di pasqua; nei territori del nord-ovest, canada; a san francisco, california; nella gelida alaska; alle isole hawaii fino a quelle di samoa.

era passato un giorno intero ed era ancora mezzanotte!

e bravo babbo natale! ce l’hai fatta anche questa volta.

fu però mentre infilava nel camino il terzultimo regalo che a babbo natale venne in mente un’idea ancor più geniale, che oltre a mettergli in moto tutte le rotelle fece suonare le campane in mezzo mondo.

di nuovo tornò a casa soddisfatto, si bevve il suo tè alla rosa di bosco, poi prese carta e penna e scrisse qualche formula incomprensibile. quindi se ne andò a letto felice felice.

di nuovo un anno passò e il ventiquattro dicembre si presentò freddo e puntuale come sempre. erano le undici, cinquantanove e tre secondi di sera e babbo natale era pronto, nel suo bel vestito da pompiere. fischiettava pure!

saltò sulla slitta e... via! la lanciò in volo nel cielo stellato, ma dopo pochi volteggi si fermò su una nuvoletta. si guardò un po’ in giro, quindi consultò la formuletta che aveva scritto l’anno prima.

«qui va bene.» sentenziò. e tirò il freno a mano.

la renna – va detto – era un po’ perplessa. poveretta, aveva aspettato dodici lunghi mesi per poter svolazzare un po’ e il gioco era già finito?

«vedi – le spiegò, aprendole davanti al muso il libro di geografia astronomica – lo sanno tutti che la terra gira allegramente su se stessa. lasciamola girare, allora. che bisogno abbiamo di girare anche noi?»

«accomodiamoci tranquillamente – continuò – e facciamo cadere da quassù i nostri bei pacchi, pacchetti e pacchettini.»

furbacchione d’un babbo natale, fece davvero così, e mentre la terra girava sotto di lui, si godeva il giro del mondo senza fare un passo. e con la sua mira infallibile infilò ogni regalo dentro il comignolo giusto senza sbagliarsi mai.

sai che ti dico? adesso mi metto lì e gli scrivo una bella letterona. no, non voglio svelargli che ho scoperto il suo trucco... semmai gli chiedo, per favore, il prossimo natale... di portare anche a me un bel libro di geografia e astronomia!

bottom of page