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chi sa contare fino a tre?

i quattro moschettieri

porthos fu il primo ad arrivare ed essendo il primo, per qualche istante fu pure l’unico, dato che, guardandosi intorno, proprio non c’era nessuno oltre a lui, altrimenti non sarebbe stato più il primo. si accomodò, quindi, ad aspettare e l’attesa non fu lunga.

non tardò ad arrivare, per secondo, aramis, felice di incontrare il compagno, ancorché un po’ contrariato di non essere lui il primo, che una volta tanto gli sarebbe piaciuto. visto, però, che quando si era tutti insieme lui veniva sempre per terzo, anche da secondo non si stava poi così male.

l’importante era non restare in due, altrimenti il secondo sarebbe stato pure l’ultimo, ma ben presto arrivò athos, di solito il primo dei tre, questa volta terzo e lui sì, ultimo, a meno che non lo li si guardasse dalla fine.

erano soliti trovarsi in quel posto a quell’ora quasi tutte le sere, i tre moschettieri, così tre, che vien quasi da scriverlo tutt’attaccato, Tremoschettieri, con la T maiuscola, ci mancherebbe!

«buona sera a voi tutti, miei amici e compari!» si sentì d’un tratto, quando charles de batz de castelmore, conte d’artagnan spalancò la porta con un sorriso e si unì all’allegra combriccola, ricambiato dai sorrisi degli altri tre, quattro sorrisi in tutto, quindi.

«e la T maiuscola?!» borbottò aramis, il cui sorriso si tramutò irrimediabilmente in una smorfia, che quando capita è impossibile far finta di nulla, perché se ci si sforza e si prova a ricomporre il sorriso, ne viene sempre fuori una schifezza.

«non vorremmo mica sostituirla con una Q... – bofonchiò – lettera degna come tutte le altre nell’alfabeto, ma ormai mi ero così affezionato alla T.»

il problema era che i tre moschettieri erano tre, lo dice la parola stessa e il titolo del romanzo preferito di mia zia camilla, che un giorno avrebbe voluto fidanzarsi con porthos, uno con athos e uno proprio con aramis. certo non si poteva chiedere allo scrittore di cambiare ogni cosa, o correggere con il bianchetto tutte le copertine... e diciamola tutta, quattro moschettieri non suona altrettanto bene, e quattromoschettieri tutto attaccato ancor peggio, con la maiuscola o senza.

però non si poteva nemmeno chiedere a d’artagnan di tornarsene a casa e lasciarli in pace, i suoi tre amici, altrimenti che amici sarebbero stati? evidentemente – ma evidentemente davvero – i tre moschettieri eran quattro, che è un po’ il bello della letteratura, dove non è mai detto che ciò che è, non sia in realtà qualcos’altro.

«anche questo tavolo quadrato ha quattro lati e quattro angoli, uguali e ordinati – osservò athos – non diventano tre se siamo in tre, o cinque se siamo in cinque.»

«come sarebbe, i cinque moschettieri?!» protestò aramis, ma nessuno lo badò e la discussione poté proseguire.

«potremmo sederci a una tavola rotonda, come i cavalieri di re artù – osservò porthos – che resta rotonda anche se si è in due o in dodici.»

«giammai! – esclamò d’artagnan – moschettieri noi siamo, non lancillotti o cavalieri.» però lancillotto ci sarebbe stato bene anche nel romanzo dei moschettieri, non credi? che se i tre moschettieri non son più tre, qualsiasi altro numero va bene: otto, quarantotto o centomila e otto.

fu servito da bere e da mangiare e la serata poté cominciare.

«siamo in quattro gatti.» disse athos. e non c’entra nulla il gatto con gli stivali, un po’ moschettiere anche lui. c’entra invece che a parte il loro, gli altri tavoli non erano occupati e che i tre moschettieri siano quattro gatti lo lasciamo come pensiero al prossimo che leggerà questa pagina.

«potremmo fare quattro chiacchiere!» propose porthos, ottenendo l’entusiastica approvazione dei compagni. uno cominciò a raccontare della misteriosa milady, e quando qualcosa è avvolta nel mistero il romanzo si fa interessante; un altro ricordò di un indimenticabile pranzo a fontainbleau; uno svelò non so quale intrigo e l’ultimo narrò del palazzo di castelmore, della guascogna e della contea dell’armagnac.

«potremmo giocare ai quattro cantoni...» suggerì aramis, ma ormai erano tutti tanto sazi e satolli, che l’unico pensiero era un sonno più profondo che mai. uno dopo l’altro posarono la testa sulla spalla del vicino di destra, porthos su quella di athos, athos su quella di d’artagnan, d’artagnan su quella di aramis e aramis su quella di porthos e in quattro e quattr’otto i sogni portarono i tre moschettieri – anzi, quattro – chissà dove, fino a non so che ora del mattino, anche se a ben vedere la posso immaginare.

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