top of page
racconto 240210.jpg

questo racconto è tratto dal libro gli streghi

il 10 di febbraio è la giornata mondiale dei legumi. non dirmi che non lo sapevi?!

il principe sul fagiolo

si presentò di primo mattino, dal verduraio, l’araldo del re.

«dica?!» gli fece quello, un po’ assonnato, ma pure piuttosto incuriosito da ciò che sarebbe stato di lì a poco annunciato, – udite, udite! – che tutti gli araldi di tutti i re, in tutte le epoche e da tutti i fruttivendoli e verdurai, hanno sempre annunciato un evento di importante. valeva la pena, allora, interrompere qualsiasi cosa si stesse facendo per ascoltare e magari prendere due appunti, che non si sa mai. il verduraio, quindi, posò la cassetta di melanzane, si asciugò i palmi delle mani sul grembiule e si mise in posizione di ascolto.

«sua eccellenza il principe del castello con il ponte levatoio...» strillò il messaggero. ed era un piacere stare a sentire una voce tanto squillante e delle parole così ben scandite, pronunciate senza accenti né inflessioni. il castello con il ponte levatoio, per altro, si chiamava proprio castello con il ponte levatoio, e se è abbastanza vero che tutti i castelli che si rispettino hanno un bel ponte levatoio un po’ alzato e un po’ abbassato, non solo anche questo ce l’aveva di fatto, ma lo era pure di nome, altroché. sua eccellenza il principe, invece, si chiamava solo principe, senza sua eccellenza sulla carta d’identità, ciononostante tutti lo chiamavano sempre e solo sua eccellenza il principe e così fece quel mattino anche l’araldo.

«sua eccellenza il principe del castello con il ponte levatoio...» ripeté, sempre con voce squillante e parole ben scandite con pronuncia impeccabile, però, vista l’ora, forse avrebbe preferito ordinare un caffè, ma questo nel testo da strillare non era scritto.

«sua eccellenza eccetera eccetera ordina e intima a tutti i verdurai e fruttivendoli del regno del castello con il ponte levatoio di consegnare a corte il pisello della principessa...»

è possibile che a questo punto a qualcuno sia scappato da ridere, ma ogni araldo che si rispetti non si lascia mai distrarre da risatine maliziose, né da qualsiasi altra cosa, infatti non si interruppe per nulla. quell’araldo lì era rispettabile più che mai, infatti proseguì imperterrito.

«...di consegnare il pisello della principessa sul pisello, affinché anche sua eccellenza il principe possa soavemente riposare su dodici materassi, o forse no» pereppeppé, fine della notizia e buona giornata a tutti.

è vero che l’annuncio era rivolto a tutti i fruttivendoli e verdurai del regno e il verduraio, ritto e attento di fronte all’araldo, non per forza doveva sentirsi particolarmente coinvolto, ma il regno del castello con il ponte levatoio cominciava qua e finiva là e, tra là e qua, l’unico verduraio era lui e tutti gli altri facevano qualche altro mestiere, dal maniscalco allo spazzacamino, dalla maestra alla ghirlandaia, dalla sentinella all’araldo del re. meglio per lui, quindi, obbedire senza tante storie, consegnare il pisello della principessa sul pisello, per poi riprendere in mano la cassetta di melanzane e continuare con quello che stava facendo.

«i piselli sono fuori stagione.» borbottò invece il verduraio, in risposta all’invito, che più che un invito era un ordine imperativo. subito apparve chiaro che il problema non sarebbe stato di facile soluzione e quella che si prospettava una giornata tranquilla, forse si sarebbe ingarbugliata un po’.

l’araldo, comunque, serio e serioso prese diligentemente nota di ogni cosa e si apprestò a tornare al castello con il ponte levatoio. sua eccellenza il principe probabilmente non l’avrebbe presa molto bene, ma tutto sommato lui che c’entrava? il compito lo aveva assolto egregiamente e ora toccava alle guardie del re presentarsi di primo mattino dal verduraio e fargli capire che forse era il caso di non accampare scuse e tirar fuori il pisello della principessa, altrimenti sarebbero stati guai.

«se va bene lo stesso ho una zucca...» suggerì il verduraio, dimostrando la sua buona volontà di risolvere il problema. l’araldo continuò a scrivere e, appena segnato il punto alla fine della frase, alzò lo sguardo e guardò il tipo dritto dritto negli occhi.

«vuoi tu forse dire che sua eccellenza il principe è una zucca?» domandò, sorpreso e indispettito.

«certo che no! – sussultò il verduraio – voglio semplicemente dare della zucca a sua eccellenza il principe. se fossi un macellaio gli darei del salame o del pollo, ma se vuole una zucca, una zucca ce l’ho; un salame o un pollo no, un pisello nemmeno e una ciliegia neppure, perché anche una ciliegia, se fosse di stagione, la donerei volentieri.»

sarà anche vero che tra il dire e il dare la differenza è molto più di una piccola vocale, ma dare della zucca a qualcuno o dirgli che è una zucca, non fa poi tutta questa differenza...

«se lei dà della zucca a sua eccellenza il principe del castello con il ponte levatoio» borbottò l’inviato del re «vuol dire che davvero non ha capito un cavolo.»

«anche un cavolo ce l’ho!» esclamò, felice, il verduraio, convinto che quella sarebbe stata la soluzione a tutti i suoi problemi, a quelli di sua eccellenza il principe, a quelli dell’araldo del re e a quelli di tutto il regno del castello con il ponte levatoio.

«lei non può osare – lo rimproverò, stizzito, l’araldo – non può permettersi di dare un cavolo a sua eccellenza il principe!»

la situazione si andava facendo via via sempre più complessa, anche perché il verduraio pareva non accorgersi del vicolo cieco in cui si era andato a infilare.

«se non posso dare un cavolo a sua eccellenza il principe» insistette «che cavolo vuole che gli dia?!»

l’araldo era ormai diventato rosso come un peperone e anche di peperoni ce n’erano due cassette dietro al bancone...

«il cavolo non c’entra un cavolo!» sbraitò il poveretto.

«se è per questo anche un peperone non c’entra un peperone» gli fece il verso il verduraio, rendendo le guance dell’araldo più rosse ancora.

«volendo, ho anche delle ottime patate!» propose.

«sua eccellenza il principe – si disperò il messaggero – ha un naso a patata grosso così e ogni volta che vede una patata gli viene voglia di infilarci un dito e fare una esplorazione... lasciamo perdere le patate, che è meglio.»

ah, come sarebbe stato meglio se davvero l’araldo avesse semplicemente chiesto un caffè. con un caffè i problemi si risolvono molto prima di crearseli...

finché il verduraio, un po’ per lo sconforto, un po’ per compassione, non infilò una mano fino in fondo alla tasca dei pantaloni e da lì ne estrasse qualcosa, che subito passò nella mano dell’araldo, che in fretta lo infilò nella sua, di tasca, senza nemmeno guardare di cosa si trattasse.

i due si salutarono e, finalmente, il verduraio riprese a badare alla sua bottega e l’araldo se ne tornò al castello con il ponte levatoio.

giunto a corte, scese da cavallo e, senza nemmeno salutare le guardie, si diresse con passo svelto da sua eccellenza il principe, che lo stava aspettando. restando a doverosa distanza, senza tanti pereppeppè, riportò quanto appuntato dal verduraio:

«i piselli sono fuori stagione, mio signore, e pure le ciliegie, ma tra zucche, patate, cavoli e peperoni si può fare un minestrone o una zuppa...»

«buona la zuppa!» esclamò il principe.

«però il verduraio del regno – bisbigliò l’araldo – le manda in dono questo.» e dalla tasca estrasse un piccolo legume, che un pisello non era, vista la stagione, ma un fagiolo sì.

«ohibò! – sussultò sua eccellenza il principe – questo fagiolo giunge proprio a fagiolo!» ringraziò con un sorriso e, se andava bene a lui, di sicuro andava bene per tutti!

bottom of page