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questo racconto è tratto dal libro guarda che luna

te l’ho già detto che jules verne è tra i miei scrittori preferiti?

un tal giorno alla tal ora

per consegnare il manoscritto, jules verne scelse con cura una tal ora di un tal giorno, verificando nei dettagli il tempo medio di percorrenza del tragitto dalla propria dimora ai piani alti della casa editrice, site entrambe nella parigi del diciannovesimo secolo. guai arrivare in ritardo! ma anche l’anticipo era poco educato.

nel cielo francese, secondo le più aggiornate mappe astrali, la luna avrebbe transitato al massimo della sua rotonda pienezza; i modelli matematici esortavano i meteorologi a non prevedere nube alcuna.

difficile trovare un istante più adatto, per cui si affacciò all’uscio dell’editore in punta di penna:

«bonsoir.» si dissero l’un l’altro.

«au revoir.» dissero vicendevolmente un minuto più tardi, e tra un saluto e l’altro verne posò strategicamente il suo sopra una pila di altri manoscritti.

«bonjour.» si salutarono i due qualche tempo più in là, ma questa volta si trattennero in chiacchiere più a lungo.

l’editore, con la sua espressione da figlio del capitano, dietro alla scrivania; lo scrittore davanti alla scrivania e sulla scrivania il manoscritto, con gli angoli usurati a testimonianza di una lettura accurata e, probabilmente, ripetuta.

«ha per caso dell’altro da propormi?» gli chiese, dimostrando un certo scetticismo verso il romanzo presentato.

senza scomporsi in alcun modo, verne provò ad accennare a qualche nuova idea che gli frullava di tanto in tanto tra un orecchio e l’altro:

«beh... potrei scrivere di un mondo sottosopra – sorrise – dove un capitano di quindici anni – spiegò – in un giro del mondo di ottanta giorni – sognò – raggiunse un’isola misteriosa – immaginò – una sorta di città galleggiante – trasalì – da cui si immerse per ventimila leghe sotto i mari...»

«va bene! – lo interruppe l’editore – pubblicherò questa assurda storia dell’uomo sulla luna, ma la prego...»

«firmi qui – gli disse, sottoponendogli un dettagliato contratto – firmi e non dica più nulla, la scongiuro.»

verne ne fu lieto. cessò il suo frullare, firmò, intascò il generoso compenso e, sempre sorridendo, cercò le parole per ringraziare e infondere ottimismo.

«presto, vedrà, ne piazzeremo anche i diritti cinematografici!» esclamò. ma l’altro non parve cogliere la grandezza dell’opportunità, anzi. pensando forse a un’altra fantasticheria, congedò l’autore e si prese una mezza giornata di libertà.

tra le vie di parigi la luna di nuovo brillava, con la sua gobba di qua o di là, e un mezzo sorriso che verne prese come un buon auspicio.

ancora sorridendo corse a casa, in tempo per annotare con cura le interessanti idee partorite intorno alla scrivania.

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