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questo racconto è tratto dal libro così per sport

su tutte le piste, sui campi da gioco, nelle piscine e nelle palestre, il due di giugno è la giornata nazionale dello sport.

dieci e lode

quando un giorno se ne tornò a casa con un tre in matematica, la piccola nadia non era del tutto certa di voler tornare a casa davvero. vallo a spiegare, a mamma e papà, che il tre è il numero perfetto... come voto non era perfetto per nulla e nadia, dopo quel compito di matematica, avrebbe per forza dovuto fare i conti con loro. e che conti!

per fortuna che c’era il nonno, seduto nella sua poltrona a leggere il giornale, mentre tutt’intorno era un inseguirsi di rimbrotti, mugugni, lamenti e cose così, che capitano sempre quando si torna a casa con un tre.

«hai un ampio margine di miglioramento» sussurrò lui, facendo l’occhiolino alla nipote. e aveva tutte le ragioni del mondo: peggio di così era difficile fare e, nel caso, non è che l’effetto sarebbe stato diverso, ma alla prossima verifica o interrogazione già un quattro sarebbe stato un progresso... figuriamoci un cinque o un sei!

un nonno come quello di nadia avrei voluto averlo anch’io e – sono certo – anche tu, che se qualcosa va male prova a tirarti su, anziché aggiungere il suo disappunto al tuo. ora, però, sarebbe stato meglio mettersi d’impegno a studiare matematica.

tanto studiò numeri e calcoli, la piccola nadia, che finì per prendere cinque in geografia, dove fino ad allora se l’era sempre cavata senza troppi problemi: conosceva la capitale del canada e la lunghezza del danubio; gli stati confinanti con la romania e chissà quante altre cose.

«come sarebbe, cinque?!» strillò la mamma.

«come sarebbe, cinque?!» borbottò anche il papà, senza sforzarsi nemmeno un po’ di più e trovare una frase diversa...

«cinque è più di quattro – si intromise il nonno, serafico come al solito – e, comunque, la prossima volta andrà meglio di sicuro.»

nonno di nadia, te l’ho già detto che ti voglio bene? la volta che prendo un brutto voto anch’io, ti telefono e mi dai due consigli, d’accordo?

finché un giorno la piccola nadia non prese un bell’otto in disegno. un otto che girava un po’ di qua e un po’ di là e pareva volteggiare all’infinito; un otto grande così, che la riempì di orgoglio, facendola sentire più alta di quello che era e anche in centimetri di statura – va detto – aveva un ampio margine di miglioramento.

«ecco, otto è un bel voto» sorrise, soddisfatto, il babbo, per poi mettersi a tavola con più appetito del solito.

«già che c’eri potevi anche prendere otto e mezzo – aggiunse, però, la mamma, come sempre incapace di accontentarsi «o un bel nove. – comunque anche lei si sedette a tavola e buon appetito.

«finché c’è spazio per migliorare – farfugliò il nonno – vuol dire che le cose vanno bene.» e buon appetito anche a lui, con doveroso bicchiere di vino, che non guasta mai.

verso la fine dell’anno, con la primavera che ormai scaldava gli animi e li preparava l’arrivo dell’estate, la piccola nadia prese un dieci in ginnastica. un dieci talmente pieno e talmente completo, che quasi mi trema un po’ la mano a scriverlo. dieci e lode, addirittura! un voto che voleva dire perfezione, comprendeva tutti i complimenti del mondo e sulla pagella ci stava a mala pena, nella casella così abituata ad accogliere voti di una cifra soltanto.

il dieci sì, che è un numero perfetto! il tre in matematica era un ricordo ormai lontano e anche del cinque in geografia si era quasi persa memoria. pure l’otto in disegno, per il quale nadia aveva festeggiato con tutte le sue amiche per tre giorni e tre notti, pareva una cosina così, al cospetto di quel dieci, che nessun altro prima di lei aveva mai preso. persino al professore tremava la voce, quando lo annunciò di fronte a tutti i compagni di classe.

la piccola nadia non era del tutto certa di avere la forza di tornare a casa, quel giorno, con il peso di un dieci e lode in ginnastica, e quando vide mamma e papà, quasi scoppiò in lacrime per la felicità. dieci, dieci, non so se mi spiego: dieci!

«brava, bella, splendida!» esclamò la mamma, sbaciucchiandola.

«ottimo! perfetto! entusiasmante!» esclamò il papà, con tre punti esclamativi, uno per parola.

il nonno, invece, se ne rimaneva tranquillo nella sua poltrona a leggere il giornale e pareva non accorgersi di quello che stava accadendo intorno a lui.

«nonno, nonnino! – gli corse accanto la piccola nadia, con la pagella tra i polpastrelli – ho preso dieci! dieci davvero! avevi ragione, quando dicevi che potevo migliorare!» e la gratitudine della nipotina si tramutò in un sorriso affettuoso, sul volto del nonno.

«brava, nadia – si complimentò – solo che adesso, dopo un voto così, come facciamo a far meglio?»

«se non si può migliorare anche solo di un po’ – continuò – se ne va anche tutto il divertimento.»

«e senza divertimento – concluse – non c’è poi molto da stare allegri.»

quella sera, comunque, il nonno festeggiò insieme con tutti gli altri, brindando alla piccola nadia fino a notte inoltrata. la gioia sconfinata della nipotina era talmente contagiosa, che ai miglioramenti e ai discorsi seri ci avrebbe pensato qualche altra volta.

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