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era il nove di giugno del lontano 1934 e in un cartone animato sbucò il becco del papero più celebre di tutti i tempi.

il piccolo papero

il signor gualtiero entrò in aula spalancando la porta all’improvviso, con una scatola piena di matite, pennelli e pastelli colorati tra le mani e un sorriso da qua a là, che valeva come saluto e pure come buon auspicio. distribuì i colori ai ragazzi, che estrassero da sotto il banco dei grossi fogli di carta, pronti per la lezione di disegno.

«disegnate un bel cerchio.» ordinò, dando via al divertimento. non ce ne fu uno che non si mise di gran lena al lavoro, chi con il compasso, chi a mano libera, chi con un pennarellone, chi a matita con un tratto leggero.

«va bene anche un triangolo?!» chiese carletto, in ultimo banco, ma nessuno gli diede retta, che un cerchio triangolare ancora non lo aveva inventato nemmeno un geometra.

«ora – continuò il signor gualtiero – sopra il cerchio disegnate un altro cerchio, un po’ più piccolo, con le circonferenze attaccate una all’altra. e questo cerchio coloratelo di nero.»

inutile dire che ci fu un assalto a qualsiasi cosa che avesse una grossa punta nera.

«accanto al secondo cerchio, un po’ spostato verso sinistra, sempre attaccato alla circonferenza del primo, disegnate un terzo cerchio nero nero, grande tanto quanto il secondo.»

in pratica si stava facendo un vero e proprio dettato a disegni rotondi...

«sulla destra, fuori dal primo cerchio, disegnatemi un quarto cerchio, più piccolo del secondo e del terzo, e anche questo riempiamolo con il nero.»

il signor gualtiero ci stava prendendo gusto, tant’è che quasi nemmeno si fermava per prendere fiato tra un cerchio e l’altro e diventava difficile stargli dietro.

«dentro il primo cerchio disegnate due cerchietti uguali, neri pure loro. sotto al cerchio, invece, disegnate un nuovo cerchio, più o meno grande come il primo, ma questa volta più rosso che no. e dentro il cerchio rosso disegnate due cerchi più piccoli, dipinti di giallo...»

«ma è topolino!» esclamò carletto, entusiasmato dall’intuizione. ed altrettanto entusiasta fu pure il signor gualtiero, che per congratularsi della risposta esatta subito gli chiese di calcolare l’area del cerchio... ma per fortuna la campanella annunciò l’intervallo e tutti se ne fuggirono dall’aula e dal pi greco.

tutti, ma non carletto, che quando aveva una matita tra i polpastrelli si perdeva sempre nei suoi pensieri triangolari o rotondi. però di topi era pieno il mondo, e di gatti e cani pure: sia quello reale, sia quello dei fumetti. che bello, sarebbe stato, disegnare qualsiasi altra cosa...

«mi disegni, per favore, una papera?» gli chiese d’un tratto il signor gualtiero, come se avesse letto nei suoi pensieri.

«una papera? – borbottò carletto, temendo di aver capito male – davvero una papera?»

«sì – confermò il signor gualtiero – disegnami, per favore, una papera.»

i pastelli tra le dita cominciarono a tremare per l’emozione. una papera, aveva detto una papera davvero!

«andrebbe bene anche un papero maschio?» indagò carletto, ottenendo un cenno d’assenso.

«e posso vestirlo da marinaretto, il mio papero? – si informò – con una bella giubba blu e il cappello sulla testa?» di nuovo la risposta fu positiva.

«un papero un po’ umano...»

«antropomorfo!» puntualizzò il signor gualtiero, che amava usare il vocabolo adatto per ogni occasione.

dovevi vederlo, carletto, a liberare la fantasia sul suo foglio bianco, che ormai bianco non lo era più e cominciava ad assumere espressioni divertenti e divertite, movimenti improvvisi e atteggiamenti intriganti.

«mi pare di averla già sentita, questa storia... – sussurrò carletto, consegnando il proprio disegno, più bello che mai, con il becco e le zampe palmate – deve averla scritta qualcuno in un libro che ormai sarà finito chissà dove nella biblioteca di paperopoli...»

«il piccolo papero!» esclamò d’un tratto, strillando più della campanella, che ormai l’intervallo era finito.

«quasi – puntualizzò il signor gualtiero – è paperino, che è più o meno la stessa cosa, essendo un piccolo papero anche lui, lo dice la parola stessa...»

carletto sorrise e si preparò per la lezione successiva, sperando di non venire interrogato, altrimenti avrebbe probabilmente risposto quack in tutte le materie.

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