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è oggi la giornata internazionale del bacio, come la volta in cui a bordo della nave stellare enterprise, andò a finire che il fascinoso capitano kirk e la bella uhura si baciarono. nulla di strano, tra due personaggi così cult, se non che quello fu il primo bacio interrazziale della tivù, segnando inevitabilmente la storia.

un bacio in technicolor

il ragionier bianchi era un tipo così, con la sua cravatta precisa, la penna nel taschino, il cappello sulla testa e una ventiquattrore con dentro chissà cosa. c’è troppo poco posto, là dentro, per le cose importanti, mentre ce n’è fin troppo per quelle inutili e futili. però lui la portava sempre con sé, la ventiquattrore, e ogni tanto la socchiudeva, scartabellando in seriosa allegria.

quando entrò miss brown, in ufficio fu come un raggio di sole a squarciare le nuvole: gli oggetti color grigio chiaro sembravano rosa, quelli grigio scuro parevano verdi e quelli grigio e basta un po’ blu e un po’ arancioni. e sì che miss brown non aveva ancora sorriso, perché quando sorrise fu come un soffio di aria fresca e il cappello del ragionier bianchi quasi volò via.

«son qui per quel posto di dattilografa!» esclamò lei, perché si era ancora nel tempo in cui esisteva la dattilografia e la carta copiativa.

«si accomodi.» rispose, laconico, il ragionier bianchi, che aveva sempre detestato le macchine per scrivere, con i loro tasti messi lì quasi a caso, senza pensare che tenendo le consonanti con le consonanti e le vocali con le vocali tutto sarebbe stato più uniforme e ordinato.

le scrivanie, in ufficio, erano tutte rivolte verso la stessa direzione; le finestre una accanto all’altra sulla stessa parete e la porta su quella opposta. le sedie erano uguali, per colore e per misura e le lampadine brillavano tutte della stessa fioca luce, anche se messe insieme illuminavano l’ambiente più che a sufficienza.

miss brown si accomodò e di nuovo sorrise. questa volta fu la cravatta del ragioniere a svolazzare ma lui, paziente, la risistemò al suo posto, ordinata in verticale a coprire i bottoni della camicia. aveva sei camicie, il ragionier bianchi: una azzurro chiaro chiaro, una azzurro chiaro, una azzurra, una di un azzurro un po’ più intenso, una azzurro scuro e una azzurro scuro scuro. la domenica nessuno ha mai saputo che camicia indossasse.

sulla scrivania davanti a miss brown le matite stavano con le matite, le penne blu con le penne blu, quelle rosse con quelle rosse. i fogli bianchi erano impilati con ordine, quelli a quadretti nel primo e quelli a righe nel secondo cassetto. le sarebbe stato facile trovare ogni cosa per cominciare senza problemi il suo nuovo lavoro. sempre che fosse stata assunta...

«dunque, lei è qui per il posto di dattilografa...» borbottò il ragionier bianchi, rendendosi conto già alla quarta parola, di dire qualcosa assai chiaro per tutti, ma ormai aveva cominciato la frase e certo non l’avrebbe abbandonata a metà.

miss brown sorrise per la terza volta e la penna nel taschino del ragioniere esplose il suo inchiostro, macchiando tutta la camicia azzurro non so cosa.

per superare l’imbarazzo, il ragionier bianchi, con la sua solita flemma, le strinse la mano con tre polpastrelli e:

«benvenuta – le disse – può mettersi al lavoro.»

gli occhi di miss brown si spalancarono per la gioia e, travolte dall’emozione, le dita delle sue mani cominciarono a rovistare la scrivania, mettendo le penne rosse con quelle blu, i fogli a quadretti con quelli a righe e staccando piccoli pezzi di scotch da appiccicare qua e là. non solo, dondolando su due sole gambe della sedia, la bella cadde sul pavimento, continuando però a sorridere che era una meraviglia.

da ultimo, di nuovo in piedi, la neo assunta si fece forza e diede al ragionier bianchi uno di quei baci, che se tutti baciassero il capo in quel modo lì non so cosa succederebbe... va da sé che in ufficio partì un applauso spontaneo e una piccola ovazione, tanto che il signor rossi, attirato da tanto inusitato frastuono, entrò per dare un’occhiata.

con il palmo della mano ancora sulla maniglia, alla vista di quel bacio il signor rossi arrossì imbarazzato, si scusò per il disturbo, si voltò e se ne andò.

da quel giorno le cose non cambiarono poi molto, se non per il fatto che le scrivanie cominciarono a guardare ognuna da una parte diversa, il ragionier bianchi a indossare camicie rosa, gialle e verdi, e che venne introdotta tra la cancelleria, insieme con le penne rosse e blu, anche una bella scatola di pennarelli di tutti i colori.

e il lavoro, pare, fu più leggero per tutti.

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