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sta arrivando, sta arrivando!

quella lunga barba bianca

arrivò verso sera, in città, un signore con la lunga barba bianca. l’inverno era alle porte e il freddo già cominciava a farsi pungente. fermò quindi la sua slitta lungo la strada e scese, per accomodarsi in una taverna e rinfrancarsi con un caldo piatto di zuppa.

«ehi, ma tu sei babbo natale!» esclamò, entusiasta, un ragazzino, sorpreso dall’aspetto imponente del nuovo arrivato, che chissà cosa trasportava con sé nella slitta...

il solito chiasso della locanda si tramutò in silenzio quasi assoluto e tutti i presenti alzarono il naso dal piatto, dalla ciotola, o dal bicchiere e volsero lo sguardo un po’ verso il signore con la barba, un po’ verso il ragazzino impertinente, che non sapeva se continuare ad essere entusiasta, o cominciare a preoccuparsi.

va anche detto che a quel tempo di babbo natale non si sapeva ancora nulla; nessuno lo aveva mai visto; nessuno gli aveva mai scritto una letterina e nessuno – soprattutto – aveva mai ricevuto alcun regalo... gli elfi se ne stavano in qualche bosco, gli inverni erano semplicemente inverni, le zuppe erano zuppe e i signori di passaggio, con la barba lunga e bianca, erano solo dei signori con la barba, come quel signore lì, che infatti si accomodò a un tavolino, si gustò due porzioni di zuppa, poi rimontò sulla slitta, se ne andò e di lui ci si dimenticò in fretta.

passò un anno e, sempre con l’inverno alle porte e il freddo nell’aria, di nuovo verso sera arrivò in città un signore con la lunga barba bianca. difficile dire se fosse lo stesso tipo dell’anno prima, perché di quello ci si era dimenticati e nessuno riusciva a fare un confronto. a parte il solito ragazzino che, entusiasta, stava quasi per esclamare... ma alla fine sussurrò soltanto:

«ehi, ma tu sei babbo natale!»

le cose, però, non è che in un anno fossero cambiate di molto e di babbo natale si continuava a non saperne nulla, nessuno lo aveva visto, nessuno gli aveva scritto e di nuovo nessun regalo, bello o brutto che fosse. però anche la zuppa continuava a essere una zuppa, calda e gustosa, tanto che il signore con la barba si accomodò a un tavolino e se ne gustò due piatti colmi, leccando alla fine il cucchiaio. poi se ne andò e di nuovo ci si dimenticò di lui.

non del tutto, però, perché dimenticare una cosa è un conto, ma a dimenticarla due volte si fa doppia fatica e l’anno seguente, quando il solito tipo con la barba lunga e bianca parcheggiò la slitta lungo la strada, qualcuno gli sorrise e, anziché dargli il benvenuto, gli disse bentornato. l’inverno era alle porte, con il suo freddo pungente e tutto ciò che ne consegue, ma questa volta il tavolino del tipo era già apparecchiato, con tanto di calice per due sorsi di vino e un piatto più grande che mai, per tutta la zuppa di cui avesse voglia.

il ragazzino, felice di rivederlo, lasciò che si accomodasse, poi gli si sedette accanto, provando a cominciare una conversazione, che chi viene da lontano ha sempre mille cose da raccontare.

«ehi, ma tu sei babbo natale!» gli disse, senza però ottenere risposta. l’oste, infatti, aveva appena versato due mestoli di zuppa nel piatto e non era certo il caso di lasciarla raffreddare. se quel tipo fosse arrivato in estate, forse le cose sarebbero state diverse, ma forse d’estate il signore con la lunga barba bianca non si sarebbe mai fermato per rifocillarsi un po’ e ripararsi dal primo freddo pungente.

anno dopo anno, ormai l’arrivo del signore con la lunga barba bianca diventò una sorta di tradizione, tanto che qualcuno segnò la data sul calendario, per non farsi trovare impreparato e ricordarsi di mettere sul fuoco più zuppa del solito. quando si sentiva lo sferragliare della slitta in lontananza, nella taverna si creava una certa agitazione e ognuno faceva del suo meglio per accogliere l’ospite, che ormai era quasi uno di famiglia. e il ragazzino, che ormai si era fatto uomo e ogni anno aveva un anno in più, imperterrito e tenace lo accoglieva senza cambiare di una virgola la sua frase:

«ehi, ma tu sei babbo natale!» e la festa poteva cominciare.

la cosa strana era che il signore con la barba lunga e bianca pareva non sentire il trascorrere del tempo e manteneva lo stesso aspetto, anno dopo anno. la prima volta che arrivò sembrava vecchio; ora che tanti inverni erano trascorsi e tutti gli altri erano invecchiati, al confronto pareva quasi giovane, nonostante il colore della barba. anche il ragazzino si era fatto anziano, quasi più di lui, e i due trascorrevano delle piacevoli ore in compagnia, come vecchi amici, gustandosi un buon piatto di zuppa calda.

un anno il signore con la lunga barba bianca si trattenne per la notte e al mattino, sgranocchiando un biscotto intinto nel latte, il ragazzino ormai vecchissimo, era lì con lui.

«ammettilo – borbottò – tu sei babbo natale!»

lui deglutì il biscotto, sorrise e, finalmente, fece sentire la propria voce.

«il mio nome in realtà è nicola, ma c’è chi chiama nicolò, con l’accento, o niccolò, con due cì. altri mi chiamano claus, oppure klaus, con la kappa. di lavoro faccio il santo, che è un mestiere più faticoso che mai, tanto che ogni tanto mi fermo, parcheggio la slitta lungo la strada e mi accomodo in qualche taverna per gustarmi una zuppa calda, soprattutto con l’inverno alle porte e il freddo che punge.»

il ragazzino non credeva alle proprie orecchie. anzi, ci credeva eccome, perché stava ascoltando quello che in cuor suo aveva sempre saputo.

«ehi, allora sei babbo natale! – esclamò – chissà quante belle cose trasporti nella slitta...»

«chiamami un po’ come vuoi – sospirò il santo – babbo natale, santa claus o quello che ti pare.»

«e grazie per i biscotti!» salutò, quindi si alzò dal tavolo e se ne uscì, lasciando però accanto al camino un pacchetto incartato per bene, con un biglietto e la scritta in bella grafia:

per il ragazzino di allora, ragazzino anche oggi

tanto tempo è passato, da allora, e non si sa se il signore con la barba bianca e lunga continuò a passare, sul far della sera, lo stesso giorno ogni anno. anche del ragazzino più nulla si sa, ma da allora, ancor oggi, quando l’inverno si avvicina, quando l’aria si fa fredda e pungente, la gente si mette d’impegno ad addobbare la casa, cucinare la zuppa o preparare i biscotti con il latte, per accoglierlo al meglio, qualora passasse anche per un minuto soltanto. e in tutto questo tempo passato, da allora fino ad ora, non manca nemmeno un regalo incartato per bene, lasciato da qualcuno accanto al camino.

© andrea valente
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