
questa storia è dedicata a chi cambia spesso idea. anzi no...
racconto ai piccoli il mondo dei grandi
ai grandi il mondo dei piccoli
racconto ai piccoli il mondo dei grandi
ai grandi il mondo dei piccoli

che albert einstein sia nato il 14 di marzo, tre virgola quattordici... giorno del pi greco, ha un che di magico
quando davano i numeri
quando ancora non esistevano le tabelline e pitagora non lo conosceva nessuno, la gente usava i numeri un po’ così e un po’ cosà, come se fossero pop-corn. ma a quei tempi non esistevano neanche i pop-corn... sarà per questo che c’era una tale confusione?!
fatto sta che se chiedevi quattro mele, il negoziante te ne dava tre, o magari sette, ma belle rosse e gustose ed andava bene lo stesso.
la mattina, soprattutto se era bel tempo, la gente si salutava dicendo sei per nove uguale undici e andava via felice. quando pioveva, invece, anche un tre più due uguale otto andava bene.
quando non si sapeva cosa dire, anziché grattarsi la testa bastava dire un numero a caso: trentamila! oppure ventisei! o quello che vuoi tu.
se chiedevi l’ora e ti rispondevano novantatrè e mezzo non c’era nulla di strano ed anche i numeri sul tram cambiavano spesso... ma a pensarci bene i tram non esistevano ed i numeri, in quel caso, non servivano.
al ristorante chiedevi una salsiccia e ti portavano trentaquattro spaghetti e se il conto era di un milione di miliardi, potevi pagare zero e un quarto e nessuno si lamentava.
certo che in questo modo era difficile tenere tutto in ordine, soprattutto di altezza, perché poteva capitare che un ragazzo alto un metro e tre fosse più piccolo di uno di ottantotto centimetri virgola sette periodico.
e i postini? il più bravo impazziva dopo due mesi, o forse sei, o magari centonove.
un giorno, però – e non so dirti se era un bel giorno oppure no – un tipo proprio in centro alla piazza chiese un attimo di silenzio e poi:
«ma che, diamo i numeri? – cominciò a redarguire la folla – cos’è questa storia delle cifre messe lì a caso. i numeri sono numeri, perbacco, non ciliegie!»
dicendo questo si pappò una bella ciliegia che, non essendo un numero, era gustosissima, se non di più. poi continuò:
«vediamo di mettere un po’ d’ordine, altrimenti farete i conti con me!»
e se ne andò.
ci volle un po’ di tempo, dieci giorni, o forse sessantadue, ma alla fine, come per incanto, il tre se ne stava prima del quattro e dopo il due e da lì non si mosse mai più.
da quel momento tutto fu ordinato e comprensibile, ma nessuno, neanche pitagora, riuscì più a divertirsi come una volta.