
questa storia è dedicata a chi cambia spesso idea. anzi no...
racconto ai piccoli il mondo dei grandi
ai grandi il mondo dei piccoli
racconto ai piccoli il mondo dei grandi
ai grandi il mondo dei piccoli

si chiamava anatra il primo idrovolante mai decollato dall’acqua, dalle parti di martigues, con monsieur henri fabre a pilotare orgoglioso. era il mattino del 28 marzo 1910
l'anatra ha fatto l'uovo
«da grande inventerò le barche! – sognava il piccolo henri – barche grandi e piccole, barche a remi e a vela, navi transatlantiche e motoscafi, scialuppe di salvataggio e galeoni a vele spiegate...» e la maestra lo guardava sorridendo, lo lasciava immaginare in libertà e si divertiva a seguirne la fantasia. qualcuno prima o poi gli avrebbe detto che tutto ciò era già stato inventato da molto tempo oramai e che ammiragli e pirati, timonieri e marconisti se ne andavano da secoli lungo le rotte o alla deriva sulle onde del mare. certo non lo avrebbe fatto lei, per paura di spegnere il sogno e l’entusiasmo.
«da grande inventerò l’aeroplano! – progettava il giovane henri, segnando diagrammi e forme aerodinamiche con la matita e il righello su un pezzo di carta – con le sue ali, la sua coda e la carlinga dentro cui rannicchiarsi e prendere il volo.» questa volta il professore di liceo non perse tempo ad ammirarne la fantasia e l’immaginazione, ma interruppe ogni cosa svelando all’allievo che qualche anno prima qualcuno lo aveva già fatto, tutto ciò.
deluso, ma non abbattuto, henri si ritagliò un pomeriggio tutto per sé, si sdraiò nell’erba a guardare il cielo, con il rumore del mare non troppo lontano, e di nuovo liberò nell’aria il suo desiderio di inventore.
«allora – esclamò – inventerò sia l’una che l’altro.»
«la barca – precisò – e l’aeroplano!»
senza una maestra a condividerne il sogno, né un professore a stroncarlo, henri scrisse una lista su un pezzo di carta a quadretti, in ordine sparso ma con bella grafia. si accertò, rileggendo, di non aver tralasciato alcunché, quindi si recò allo spaccio poco distante con i risparmi della sua giovinezza tra i polpastrelli.
due ali, un timone, un motore con l’elica, un sedile, rotoli di stoffa, metri di legno, matasse di corda e cose così, più un mandarino per la merenda e un tè alla pesca in caso di troppa sete. e un’anatra.
lavorò tutta la notte, l’intraprendente henri, facendosi bastare gli spicchi di mandarino, e alle prime luci dell’alba, con i raggi del sole che rimbalzavano sul pelo dell’acqua come i sassi piatti lanciati a far gara con gli amici, eccolo sulla spiaggia accanto a tutto ciò che aveva acquistato, messo insieme in un modo che poteva pure apparire assennato.
tra i pescatori di ritorno dalla notte al largo e i panettieri più mattinieri del gallo, prima ancora del caffè si radunò in riva al mare una piccola folla di curiosi, che si posizionò silenziosamente in semicerchio sulla sabbia tra le conchiglie.
«mesdames et messieurs – esclamò henri – ecco a voi la mia anatra!» e subito l’anatra acquistata il giorno prima cominciò a battere le ali sull’acqua, muovendo goffamente i piedi palmati, fino a prendere il volo e arrivederci.
panettieri, pescatori e curiosi si guardarono l’un l’altro, per nulla sicuri di aver ben capito. erano forse arrivati fin lì così presto al mattino solo per vedere una banale anatra starnazzare sulla spiaggia? che scherzo era quello? uno dopo l’altro, gli sguardi di tutti si diressero verso henri, che a stento riusciva a mantenere un’espressione professionalmente seria, senza scoppiare in una risata, starnazzante pure lei.
«mesdames e messieurs – esclamò di nuovo, arrampicandosi su quel marchingegno a mollo nell’acqua, fino ad accomodarsi sul sedile lassù – ecco a voi la mia anatra!» e in meno di un secondo un motore si mise a gracchiare, facendo girare l’elica lì davanti. quell’anatra di legno, di stoffa e di corda, germano reale della tecnologia, pareva battere le ali sul pelo dell’acqua e muovere goffamente i piedi palmati, finché non si alzò sopra le onde, svolazzando allegra nell’aria e arrivederci.
l’applauso della folla fu spontaneo, per quell’anatra enorme e mai vista. applaudiva, entusiasta e sognante, anche la maestra ormai anziana, che mai si sarebbe voluta perdere lo spettacolo del suo piccolo henri.
il professore, invece, non aveva puntato la sveglia, quel mattino. non applaudì per nulla e dormì fino a tardi, ignaro di tutto.